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Cronaca

IL CASO/ Divorzio-lampo, bonus, 80 euro: il governo aiuta la famiglia quando non c'è più

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Ma noi sappiamo bene quanto pochi siano i bambini che nascono in Italia, paese a crescita demografica prossima allo zero, e sappiamo come tra le nuove povertà emergenti ci siano soprattutto le famiglie separate, in cui il raddoppio dei costi dovuti proprio alla separazione, spinge molte persone a rivolgersi alle parrocchie, alle mense dei poveri, eccetera. E sappiamo, ancor più drammaticamente, che spesso le famiglie si separano proprio quando sono esposte a situazioni di gravi sofferenza, come la nascita di un figlio disabile o il sopravvenire di una patologia invalidante. 

Il Governo quindi investe in servizi di assistenza all'infanzia e alla disabilità, sia pure in misura largamente inferiore alle necessità effettive, ma non investe su ciò che sta a monte di tutti questi problemi, e che è il cuore stesso della famiglia: la sua capacità di offrire a tutti i suoi membri quel bene immateriale che è la sua stabilità. Eppure quando una famiglia entra in crisi, paradossalmente i costi si moltiplicano. Si crea un circolo vizioso per cui la crisi cresce in modo esponenziale, si determina un veloce processo di impoverimento materiale e di depauperamento delle risorse affettive, indispensabili per far fronte alla malattia, ma soprattutto alla cronicità e alla disabilità.

E' emblematica la vicenda dei giorni scorsi al Senato, in cui con un solo emendamento si è decretata la fine di quel tempo prezioso di riflessione e di ripensamento che la legge fissava prima di concedere la separazione definitiva. Si è passati dal divorzio breve al divorzio lampo, svalutando con poche righe quella cultura della famiglia che con molto buon senso prendeva atto delle possibili crisi che la famiglia può attraversare. Ma le riconduceva nella logica di un possibile ripensamento, evitando soluzioni drastiche, per garantire ai figli quel bene incommensurabile che è l'unità tra i genitori e dei genitori nei loro confronti. 

La difesa della stabilità familiare oggi sembra proprio un'argomentazione fragile, difficile da sostenere nelle aule parlamentari, perché cozza contro la teoria dei diritti individuali, che oggi rappresentano il pensiero dominante dell'individualismo che permea tutta la nostra società. Mettendo in primo piano il combinato disposto di due esigenze legittime, quella della autorealizzazione e quella dell'autodeterminazione, le declinano fino a schiacciare altre esigenze non meno importanti, come il bisogno di relazioni di forti su cui potersi appoggiare sempre, ma soprattutto in tempi e momenti di crisi. 

Eppure proprio l'esperienza di quest'ultimo decennio avrebbe dovuto farci toccare con mano come le nuove generazioni e le vecchie generazioni, giovani e anziani, sono sopravvissuti dignitosamente perché la famiglia ha fatto da volano alle politiche di welfare, pagando spesso sul piano personale il valore del far famiglia giorno per giorno. Politiche di welfare e politiche familiari non sono la stessa cosa, ma le prime cercano spesso di far fronte alla carenza di politiche familiari dando vita a servizi che vengono incontro alle difficoltà familiari.