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PAPA A STRASBURGO/ 1. Violante: senza Francesco l'Europa muore

Pubblicazione:mercoledì 26 novembre 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 26 novembre 2014, 8.17

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"Quando pensa all'Europa il Papa è proiettato al futuro, mentre la politica è rivolta appare schiacciata dal presente". Luciano Violante, ex presidente della Camera dei Deputati e della Commissione parlamentare antimafia, commenta così il discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo di Strasburgo, riunito per l'occasione in sessione solenne.

 

Il Papa nel suo discorso ha parlato dell'importanza di diritti e doveri. Quale bilanciamento occorre tra i due e perché è stato perduto?

Il bilanciamento è andato perduto in conseguenza di un esasperato individualismo che confonde i desideri con i diritti e dimentica i vincoli di solidarietà che fanno crescere le comunità umane. I diritti senza doveri finiscono per essere lance usate contro il proprio simile. I doveri sono il contesto grazie a cui i diritti possono manifestarsi. Un Paese senza doveri è anarchico. Un Paese senza diritti è totalitario. L'equilibrio tra diritti e doveri crea la possibilità ordinata di svolgimento della personalità di ciascuno.

 

Bergoglio ha denunciato una concezione "omologante della globalità". Come interpella l'Europa attuale?

Per il Papa la globalizzazione non è una sfera ma un poliedro: ciascun Paese è originale e deve poter esprimere la propria specificità. Non dev'essere cioè un'omologazione forzata di tutti a tutto. Quella del Papa è una visione piena di risorse di libertà rispetto ai concetti prevalenti della globalizzazione, che vorrebbe spingerci a fare tutti la stessa cosa. E invece il Papa dice no a questo falso imperativo. Nel pensiero del Papa è presente una base fortissima di realismo cristiano, come quando critica "forme globalizzanti per stemperare la realtà", che ha complessità e contraddizioni che costituiscono anche la sua ricchezza.

 

 Qual è l'idea di democrazia che emerge dal discorso di Francesco?

Il Papa ha un'idea di democrazia non formale, che si basa sulla valorizzazione della persona umana e della sua dignità. Il Papa prende così le distanze da una visione puramente formale, regolatoria o giuridica della democrazia, guardando piuttosto al dato di fondo. La democrazia è la via per limitare i poteri di fatto e per favorire una crescita uguale della dignità delle persone.

 

In un altro passaggio del discorso si dice che occorre "una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere". 

 Certamente, del resto il diritto serve a questo. Dove non ci sono il diritto e le regole, ci sono solo poteri di fatto che schiacciano i più deboli, coloro che della democrazia hanno più bisogno. Anche in questo caso però il diritto non è inteso come mera formula, ma come meccanismo d'interazione tra diritti soggettivi e doveri di solidarietà.

 

Francesco ha fatto appello a "quella bussola inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell'universo creato". Lei come la legge? 


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