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IL CASO/ Francesca, ha un Senso anche l'autobus che ti ha ucciso "senza perché"

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Ha promesso che risorgeremo anche noi, tutti. E dunque un anno, ventitré o novanta non fanno la differenza. So bene che sono parole, che Vincenzo può sfogare contro di esse la sua umanissima rabbia. Chi ci ha messo qui, ci ha creati per il male, ci promette l'eternità, e non può darci una gioia durevole, almeno per quelli che amiamo? Perché a me? 

E' l'urlo che si leva da migliaia e milioni di parti del mondo, ogni attimo. Perché a me, perché a noi, perché all'uomo. Ha ragione, Vincenzo. Ma non c'è altra strada che fidarsi di quella promessa, o la disperazione, il nulla che toglie bellezza anche alla sua Francesca, oltreché il futuro. Perché può esserci un futuro, può esserci pace. Può essere che il destino non sia beffardo, e che l'appuntamento con noi sia per il bene, per il paradiso. 

So che non riusciamo a crederci. So che qualcuno ci crede, e con la sua serenità, con la sua tenerezza consola anche me, e mi aiuta a credere. Anche la rabbia, la bestemmia, sono meno vuote davanti a un Tu. E' un escamotage, per dare un significato al dolore? Ma il tempo senza significato, le cose senza significato non sono. Ed essere è meglio che non essere. Essere sempre è meglio che essere per poco, e poi mai più. Quante volte tocca arrabbiarci con Dio, perché Dio o un suo angelo si chini ad abbracciarci.

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COMMENTI
27/11/2014 - Destino (Pierluigi Assogna)

Bella integrazione ragione-spiritualità