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Cronaca

IL CASO/ Francesca, ha un Senso anche l'autobus che ti ha ucciso "senza perché"

Per MONICA MONDO, nella tragica scomparsa di Francesca Bilotti, la 23enne investita da un autobus davanti all’Università di Salerno, c’è un interrogativo ineludibile per ciascuno di noi

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Il destino beffardo, si titola. Quello che ha portato via Francesca, la studentessa universitaria salernitana travolta e uccisa da un autobus per una manovra sbagliata, proprio sul piazzale del campus. Non si dà pace il fidanzato, Vincenzo, giovane ristoratore di Giffoni che tutte le mattine faceva colazione con lei, e quel mattino, chissà perché, l'ha lasciata andar via con un bacio soltanto. 

Un addio furtivo, inconsapevole della tragedia. 23 Anni, Francesca, studiava lingue, chissà quanto voleva viaggiare, e lontano. Magari con lui, i bravi cuochi sono così richiesti e apprezzati all'estero. Volevano sposarsi, e avevano tanti piani per le loro giovani vite. Vederla lì in una bara, Francesca, tra il pianto attonito dei fratelli, dei familiari, e di tanti, tanti compagni di studio, perfino il rettore, il vescovo. Ne muoiono tanti, di giovani. Ma così no, ci si passa la voce, si bisbiglia l'un l'altro, si grida. Così è una beffa, appunto. 

Eppure, ogni giovane vita, e meno giovane, che se ne va è per un appuntamento col destino. Un incidente. Una malattia improvvisa. E non improvvisa: c'è sempre un "se", un tassello che manca,  perché altrimenti il quadro di una vita si sarebbe compiuto. Se non avessi fatto quella strada. Se non fossi uscito, quella sera. Se quel male l'avessero scoperto prima. Se lo Stato. Se la giustizia. C'è sempre qualcuno contro ci gridare. Se.

E' l'appuntamento col destino, che non ci va giù. Perché pensiamo che sia cieco e malevolo, lontano tessitore di fili tutti uguali tra loro e tutti ugualmente  indifferenti. A un certo punto uno sfugge, o viene tagliato, così, per noia. Le Parche sogghignano, e si apre il baratro, per chi va e chi resta.  Oppure è il caso, senza volti né nomi possibili. Senza un perché, senza un senso, dà e prende, e noi pedine, senza neppure avere mani cui aggrapparsi, volti da bestemmiare. Quanto è assurda e puro dolore la vita. Chiunque ragioni, e col coraggio di portare a fondo i suoi ragionamenti, non può che dolersi di una grandezza che non ha sbocco, se non la memoria. Leopardi ha sublimato nel canto questa domanda, la più vera e reale, quella che toglie il sorriso a chi è uomo.

Però, c'è un altro modo di usare la ragione, e sempre fino in fondo. Riconoscere che non può tutto, non arriva a tutto, non spiega tutto. E che è pertanto ragionevole che si appoggi ad altra via, per spiegare, per capire. C'è un uomo che si è detto Dio. E' morto per vincere la morte, ci ha detto. Testimoni l'hanno visto morire e risorgere.


COMMENTI
27/11/2014 - Destino (Pierluigi Assogna)

Bella integrazione ragione-spiritualità