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ISIS/ Perché Francesco tiene la porta aperta?

Pubblicazione:giovedì 27 novembre 2014

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"Io mai do per persa una cosa, mai". C'è tutto il cuore di un uomo in queste parole del Papa che riescono a smuovere l'anima fino alla commozione. Riecheggiano infatti le parole di Gesù, che è "venuto a ritrovare ciò che era perduto", e riecheggiano lo sguardo di Dio che — tutti i giorni — ci osserva con questa misericordia, con questo desiderio di salvezza, che viene espresso da Bergoglio senza mezzi termini, nella sua cruda verità. 

Papa Francesco le ha infatti pronunciate di ritorno dal suo viaggio "al cuore dell'Europa politica", un viaggio che lo ha portato in poche ore al Parlamento europeo e al Consiglio d'Europa. Le ha pronunciate parlando del terrorismo, della possibilità di dialogare con tutti, perfino con l'Isis. E non le ha dette, come osservano cinicamente molti stimati commentatori, in spregio ai cristiani perseguitati o agli altri martiri di questa assurda guerra che la più grande entità politica islamica dell'età contemporanea sta muovendo all'Occidente. Le ha dette con la forza della fede, una forza che a noi europei pare ormai essere quasi del tutto sconosciuta. 

Sono circa duecento anni, in effetti, che il nostro modo di pensare e di concepire la fede non è dettato dal rapporto con Cristo, dall'esperienza della Sua Persona nella realtà, bensì dalle nostre idee, dalle nostre posizioni politiche. Sono proprio le posizioni politiche a determinare e a dirimere le posizioni di fede, e non viceversa. La fede è divenuta seriamente una sorta di "prodotto sociale" esito delle nostre opinioni su Dio e sulla società. Al posto della freschezza del presente, della relazione con il Risorto, è subentrata una preoccupazione fortissima o di conservare il mondo di ieri o di abbattere le strutture contingenti per edificare il mondo di domani. 

Siamo diventati conservatori o progressisti, tradizionalisti o socialdemocratici, ma abbiamo dimenticato come si fa ad essere cristiani. Nel corso dell'ultimo secolo abbiamo modellato la fede per metterla al servizio della politica e abbiamo accettato che Dio stesse con i nazisti, con i capitalisti o con Che Guevara. Dimenticandoci che Egli, anzitutto, sta con noi. In Italia, poi, dopo il crollo della Democrazia Cristiana, abbiamo arruolato Cristo sotto le insegne del pacifismo o dell'ecologia, del liberalismo o della famiglia borghese e ci siamo abituati a difendere il nostro partito, trasformando — all'occorrenza — anche la nostra teologia.

Per questo non abbiamo capito un Papa che ci diceva che la caduta del Muro non era una vittoria, ma un'insidiosa tentazione, per questo non abbiamo seguito fino in fondo un Vicario di Cristo che ci diceva che senza esperienza la ragione si restringe e si perde — inevitabilmente — il contatto con il reale, per questo non abbiamo oggi il coraggio di ammirare un Vescovo di Roma che sfugge ad ogni classificazione politica per tornare alla semplice fede.


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COMMENTI
28/11/2014 - Fede in chi? (luisella martin)

L'articolo mi ha commossa, fino alle lacrime di gioia. Poi ho letto i commenti e mi sono ricordata di quando credevo di essere una cristiana osservante e intelligente; in realtà ero una donna ligia alla propria religione ma il mio "intelletto" s'era fermato al teorema di Euclide! Fortunatamente Gesù ha tenuto anche per me la porta aperta, ha aspettato, restandomi sempre vicino, che capissi la Sua scelta: quella di morire in modo vergognoso sulla Croce per salvare ciascuno di noi.

 
27/11/2014 - Ma non tutto è chiaro (Massimo Zamarion)

"Perdonare" significa esattamente "tenere le porte aperte" al pentimento di chi ti ha fatto del male. Ma se questo male costituisce un reato ciò non significa che il perdono escluda la pena; né significa che la polizia non possa usare metodi coercitivi per combattere il crimine. Nel caso dell'Isis, dicendo che bisogna "tenere le porte aperte" perfino alla possibilità di un dialogo con l'Isis il Papa dice, per così dire, una "profonda" ovvietà cristiana. Ma ciò non significa una sconfessione di un'azione militare. Le due cose non sono in contraddizione. Chi si trovasse ad avere responsabilità politiche in materia potrebbe avallare l'intervento militare pur "tenendo le porte aperte". Dimensione politica e dimensione religiosa non possono essere totalmente indipendenti l'una dall'altra, ma sono distinte. E lo sono appunto perché il Regno di Dio non è di questo mondo, perché il male agisce in questo mondo e con esso dobbiamo convivere. La politica fondata sulla conversione dei cuori, paradossalmente, è la versione "buona" della politica fondata sull'uso di Dio da parte dell'Isis. Sono due non politiche nel nome di Dio: una fondata sull'amore, l'altra sull'odio. Una presuppone che tutti gli uomini siano in fondo buoni, l'altra che siano naturalmente cattivi. Risulta poi irritante questo continuo (e sospiroso) uso del termine "Altro" da parte di tanti intellettuali cattolici: una volta si diceva "il prossimo" (senza maiuscola) e ci si capiva benissimo.

 
27/11/2014 - commento (francesco taddei)

il papa ha chiesto ai cristiani mediorientali perseguitati di difendersi senza armi. e loro hanno formato una milizia con i curdi. magari ne sanno un po' di più loro.

 
27/11/2014 - Se fossi... (Giuseppe Crippa)

Fossi un soldato mandato a riconquistare le terre strappate dall’Isis alla Siria o all’Iraq non sparerei su un miliziano che deponesse le armi ma cercherei di sparare per primo di fronte a qualunque nemico si presentasse armato. E credo si possa sparare senza la rabbia del “figlio maggiore” ma fiduciosi di fare la cosa giusta, perché difendere la propria esistenza e quella dei propri cari così come cercare di riprendere la terra che è stata dei nostri avi per generazioni e che ci è appena stata strappata con la violenza è una cosa giusta. O no, don Pichetto? Se sapessi che mentre difendo un villaggio minacciato dai jihadisti o mentre sono in attesa di attaccarne uno conquistato da loro mesi fa per riprenderlo e riconsegnarlo ai profughi scampati al massacro i miei “capi” (militari, politici o religiosi che siano) “dialogassero” senza porre come precondizione almeno una tregua non sarei molto contento…