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LE IENE/ "Dammi il tuo virus": quando l'Hiv diventa il senso della vita

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La "Iena" Nadia Toffa, autrice del servizio sul bugchasing (Immagine dal web)  La "Iena" Nadia Toffa, autrice del servizio sul bugchasing (Immagine dal web)

Dove chi osa di più pare vincere, e la gara non ha più freni. Bisogna ascoltare, e credere che siano vere, le spiegazioni sul "perché" che balbetta chi è interpellato. Non uno che dica "amo il mio compagno, lui è malato, voglio restare con lui fino alla fine". Terribile, ma di amore e morte è costellata la letteratura più toccante e famosa, ci sta. Non uno che confessi sincero: "la mia vita fa schifo, non ho il coraggio di uccidermi, se mi sfinisco poco a poco qualcuno magari avrà cura di me". 

Tutt'altro; chi prova a giustificare la scelta di inculcarsi la malattia più orrenda ed estenuante parla solo di sesso, ché senza preservativo è meglio, non se ne poteva più di protezioni, scrupoli, patemi. Quando sai che sei sieropositivo, non hai più nulla da perdere. O forse sì, perché c'è pur sempre la sifilide, l'epatite, e quelle malattie antiche fanno ancora paura. Ma se hai l'Hiv entri in una rete protetta, di controlli, di cure, e sei certo di non essere portatore di demoni subdoli e ormai anacronistici, poco nobili, ben più infamanti. L'Hiv ti fa entrare in una cerchia privilegiata, sembrano dire, quasi bevessero assenzio tra i maudits della Lippe parigina di Rimbaud e Verlaine. Gente che vuol solo essere libera, libera di gestirsi e di morire, "che importa di come sarò e se ci sarò a settant'anni", godere oggi vale di più.  Non c'è futuro, non c'è speranza, non c'è significato. Non c'è dunque più umanità, dove ogni mio apparente piacere è liberazione, dove ogni mio desiderio, anche se malato, è un diritto. 

Pensiamoci, il bugchaisng è l'estremizzazione di un modo di pensare e agire sotteso al pensiero comune. Ha a che fare col decidere della mia vita e della vita altrui, di confondere l'amore con la penetrazione sessuale, nelle forme più strane; col decidere di non amare la vita, in fondo è il refrain del "giovani sempre, meglio morti che vecchi," che sulle labbra di Achille aveva ben altro senso del tragico. 

Eppure, al posto di quella biondina delle Iene, che pure pare brava, e coraggiosa, e ci ha aperto un alto varco sul baratro della mente e del cuore; al posto di quella ragazza così sfrontata eppure sgomenta, io avrei reagito altrimenti. Forse con la rabbia, il grido, per chi calpesta se stesso e quel che gli è dato, e ne teorizza lo slancio geniale; per chi semina follia contagiosa, senza cura possibile, e si serve dei media per ungere mortalmente i più fragili. O forse, e probabilmente, avrei reagito con dolore e compassione, cercando davanti al vuoto di un uomo un barlume di desiderio, un nascosto eppur necessario bisogno di bene. Guarda che hai un valore, che la malattia non ti condanna alla vergogna e alla morte. Io ci sono, dammi la mano.



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