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LE IENE/ "Dammi il tuo virus": quando l'Hiv diventa il senso della vita

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La "Iena" Nadia Toffa, autrice del servizio sul bugchasing (Immagine dal web)  La "Iena" Nadia Toffa, autrice del servizio sul bugchasing (Immagine dal web)

Bugchasing: scambiati il virus. Solo che non si tratta di un baco del computer. Bugchasing, ovvero la frontiera del no limit. Della trasgressione, della sfida. Uno pensa che gettare il cuore oltre l'ostacolo, e lottare con la morte, sia roba per animi grandi. Tipo buttarsi a nuoto nell'acqua gelida per salvare un uomo, tipo lanciarsi sulle barricate a Kobane, pensando di difendere tua madre e il tuo amore. O salire su una navicella per passare mesi e mesi sperduto nello spazio, con sconosciuti colleghi che pensano al domani del mondo. Capisco ancora le scalate senza ossigeno degli ottomila, o i tuffi nelle rapide in canoa, l'ebbrezza di un parapendio. Capisco di più, e m'inchino, a chi opera nei lebbrosari dimenticati, chi lenisce piaghe e accarezza sporcizia e dolore. 

Il bugchasing è altra cosa: dammi il tuo virus Hiv. Voglio essere sieropositivo anch'io. Non è più un marchio d'infamia, la malattia del secolo, da temere e immortalare come schiaffo ai benpensanti ottusi nei poster di Oliviero Toscani; da nascondere, per rivelarlo nell'estrema agonia, come l'indimenticabile Freddie Mercury. Oggi l'Hiv si cura, se ti va bene campi decenni, basta qualche pastiglia e un prelievo ogni tanto. 

Questo rivelano senza inibizioni, senza esitazioni i giovani omosessuali scovati, a volto coperto, dalle telecamere delle Iene, nel sevizio più cliccato e più sconvolgente degli ultimi mesi. Il bugchasing: su wikipedia il termine indica volontà di essere contagiato, ebbrezza di essere aggredito dal virus più temibile dello scorso secolo. Ma se ne parla come di una leggenda metropolitana, di una bufala, insomma, impostata ad arte proprio per bollare con ulteriore sigillo d'infamia il diverso, il gay, per sottolineare la sua bestialità e il suo eroismo. Eppure il servizio delle Iene pare veridico. Si evidenziano le chat filtrate, dove non è così facile essere ammessi; peggio ancora prendere appuntamenti, provare ad entrare nel giro, e fingersi gift givers (notate il lessico: donatori) o bug chasers

Si fissano incontri, e poi, perché si va in onda che diamine, e tocca dire qualcosa di eticamente corretto, si prova a far ragionare, a convincere che è sbagliato, con motivazioni più che ragionevoli: per esempio, che il servizio sanitario nazionale va a rotoli, e ci manca ancora dover farsi carico di sieropositivi a vita, sulle spalle dei cittadini paganti. E' strano, anzi triste, che questa sia la reazione più diffusa nei commenti al servizio sul web, insieme al più classico: ammazzatevi come vi pare, prima possibile, così vi levate di mezzo. 

C'è qualcos'altro, forse, da dire. Innanzitutto, convincersi che si sta raccontando la realtà, non la finzione. Essere certi che chi appare non recita, non è chiamato a fingere, per spiazzare, per sfondare il limite raggiunto dalla pur moralista televisione italiana. 



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