BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

BRITTANY MAYNARD/ Chi l'ha aiutata a cercare la "salvezza" nella morte?

Brittany Maynard in abito da sposa (Dal sito di Brittany Maynard) Brittany Maynard in abito da sposa (Dal sito di Brittany Maynard)

Nella vita di tutti i giorni, come nel caso di Brittany, troppe volte noi trasformiamo in realtà ciò che percepiamo nel rapporto con gli altri, con le cose, con sé. Il problema non è che questo accada, ma che ci sia una società che — invece di aiutarci a "ritornare al reale" — legittimi le nostre percezioni e sulla base di esse ci consenta di agire. Il tumore, la depressione, il disturbo bipolare, il semplice "umore quotidiano" ci introducono in un clima mentale dove la realtà, nel bene e nel male, rischia di non essere sentita nella sua verità, ma solo percepita alla luce di uno schema conoscitivo danneggiato dal nostro momentaneo (o permanente) tessuto emotivo. Prima ancora dell'eutanasia ciò che è grave nella vicenda di Brittany è proprio questa legittimazione delle percezioni soggettive che nessuna comunità civile può permettersi, pena la perdita o l'aborto (lo scarto direbbe il Papa) dei suoi individui più fragili e più poveri. Ogni uomo è libero: ma la realtà è, indipendentemente da qualunque credo o ideologia, il confine entro il quale l'uomo può esercitare questa libertà. Se salta questo confine, cari amici, salta tutto, saltiamo noi, smettiamo di essere uomini.

Infine permettetemi di concludere con una considerazione teologica. La vicenda di Brittany, amata e voluta dai suoi cari, cui decine di persone hanno scritto supplicandola di ripensarci, invitandola a guardare a vite "ben peggiori" vissute con gioia e gratitudine, ci mostra non solo tutta la potenza della libertà dell'uomo — che può sempre dire di no alla vita — ma anche l'esistenza del peccato, di una riduzione strutturale (originale) del nostro bisogno di "bene" a un qualcosa che noi identifichiamo con ciò che già sappiamo e già conosciamo, un qualcosa "buono per nutrirsi, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza". E' questa, dunque, l'amara realtà della nostra vita: siamo segnati dalla tentazione profonda di ridurre il nostro cuore a qualcosa di semplice, di commestibile, pronto a divorare tutto pur di sentirsi per qualche istante sazio. Il fatto è che, adesso che abbiamo saziato l'appetito di Brittany e dei suoi sostenitori, ci troviamo con un diritto in più, ma con un cuore in meno. Possono farci leggere tutti i testamenti "poetici" del mondo, ma niente può sostituire questo semplice e piccolo dato: oggi su questa terra una storia si è interrotta non perché ha raggiunto il suo fine, ma perché in essa ha vinto la paura. Quella stessa paura che minaccia ognuno di noi dentro ognuna di queste grigie giornate di novembre.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
05/11/2014 - terribile (luisella martin)

Cosa é più terribile, il tumore al cervello o il tumore nell'anima? Della malattia i medici ci avvertono subito dell'incurabilità del secondo tumore ci parla il Vangelo. L'autore del pezzo cerca di ripristinare il bello, la bellezza che questa morte annunciata e reclamizzata ha offeso ... Questo articolo é davvero bello perché non punta il dito e vuole guidarci verso la giustizia vera, quella del cuore, quella della croce ... Bello é il ricordare le malattie dell'anima e insieme bello il tacito avvertimento che solo Gesù, o uno psicologo che interpelli Gesù,le può curare. Credo che sia possibile capire questo articolo solo ai medici, agli psicologi, ai giornalisti, agli opinionisti, ai lettori che, al di là delle loro "competenze specifiche" hanno saputo diventare piccoli..

 
04/11/2014 - eutanasia (lucia corucci)

Carissima Redazione, oggi sui giornali campeggia la notizia del suicidio di Brittany. Io lo chiamo suicidio, non eutanasia. Mentre viene spontanea la preghiera per la sua anima, penso che, sì, è sempre più difficile non cedere al prospettivismo... eppure davvero ogni volta la realtà ci provoca con il suo mistero. Lo fa tramite un'amicizia, un volto, una presenza di chi, magari (penso ai miei alunni), la società civile chiama diversamente abile... Solo Dio, per tornare a noi, saprà cosa dire a Brittany... Sicuramente le dirà quello che ha detto a noi: "Non avere paura". Grazie