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SCUOLA OCCUPATA/ Bari, il preside esasperato denuncia gli studenti

A Bari il dirigente scolastico del liceo scientifico Scacchi, una delle 20 scuole cittadine occupate, reagisce presentando una denuncia alla polizia e scrive una lettera inviata ai genitori

foto: Infophoto foto: Infophoto

A Bari il dirigente scolastico del liceo scientifico Scacchi, una delle 20 scuole cittadine occupate, reagisce presentando una denuncia alla polizia. Così scrive in una lunga lettera inviata ai genitori e agli studenti: "L'occupazione di una scuola è un atto illegale, perchè configura il reato di interruzione di pubblico servizio. Essa impedisce infatti ai docenti di prestare la loro opera e agli studenti che vogliono fare lezione di fruire dell’attività didattica. Per tale ragione, è dovere del Dirigente denunciare alla polizia l’accaduto, come è stato fatto". Poi prosegue: "Stanotte un gruppo di studenti ha occupato il Liceo Scacchi – sottolinea – e, a quanto dichiarato dai rappresentanti degli studenti, lo stato di occupazione permarrà fino a venerdì 12 Dicembre. Dunque, quattro giorni di lezione, dopo alcuni scioperi, un sit-in e un’assemblea "autoconvocata", saranno ancora bruciati sull'altare di un rito che si ripete, noiosamente ma dannosamente, da anni, nel periodo prenatalizio".  Quindi l’occupazione è stata fatta nonostante la disponibilità della dirigenza a discuterne: "A nulla è valsa la disponibilità della dirigenza a discutere forme concordate di attività autogestite dagli studenti" – aggiunge - "sono ormai decenni che va avanti questa storia: cambiano i governi, cambiano i ministri dell’Istruzione, cambiano le politiche scolastiche, cambiano i progetti di riforma, ma non cambia l’opposizione pregiudiziale, la protesta studentesca che deve finire in occupazione o, quando va bene, in autogestione, con la perdita di ore di lezione e di altre fondamentali attività didattiche". Il preside nella missiva invita i genitori a reagire contro questa situazione: "Occorre – afferma – che i genitori reagiscano, che reagiscano gli studenti che vogliono studiare, che reagisca l’opinione pubblica e che ciascuno si assuma le sue responsabilità, senza atteggiamenti compiacenti e demagogici". (Serena Marotta)

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