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Cronaca

STRAGE RAPALLO/ Alessio e Gisella, l'inganno del desiderio che ci distrugge

A Rapallo Alessio Loddo, 37 anni, prima ha ucciso la moglie Gisella Mazzoni poi si è suicidato, mettendo fine anche alla vita del piccolo figlio Francesco. FEDERICO PICHETTO

Gisella Mazzoni e Alessio Loddo (Infophoto)Gisella Mazzoni e Alessio Loddo (Infophoto)

Non si può entrare nel mistero di un uomo e una donna se non con una punta di ragionevole pudore. Alessio e Gisella erano sposati da un paio d'anni, abitavano a Rapallo e — come dicono le fredde agenzie di stampa — avevano problemi di convivenza. Problemi così grandi che Gisella pare volesse allontanare il marito da casa, problemi così tragici che Alessio l'ha uccisa con quattro coltellate e poi, afferrando il piccolo figlioletto di un anno, si è scagliato dal balcone per porre fine alla vita di entrambi e adempiere così al profetico sms con il quale pare avesse annunciato alla sorella il folle gesto. 

È un'Italia strana quella di questo Natale. La violenza domestica si moltiplica e l'istituzione matrimoniale, ma più in generale la vita affettiva di tanti di noi, sembra segnata da un male oscuro, indicibile, che morde e distrugge ogni più elementare rispetto, ogni più naturale consapevolezza del bene e del male. Niente è più evidente. Niente è più condiviso. E quello che rimane è solo un'inesorabile violenza. Una violenza che non nasce da ragioni sociali o economiche, ma che si annida nel cuore di ciascuno di noi e che merita di essere guardata in faccia. 

Noi non possiamo sapere, infatti, quello che è realmente successo ad Alessio e Gisella e non possiamo giustificare il tutto con il pettegolezzo e le sentenze moralmente edificanti che offendono il dolore di chi in queste ore piange dei parenti, degli amici, dei concittadini. Ma possiamo invece volgere lo sguardo a che cosa sono diventati i nostri rapporti affettivi, le nostre amicizie, i nostri matrimoni. 

Persa ogni consapevolezza del fatto che il nostro cuore è fatto di un desiderio infinito, che niente e nessuno potrà mai compiere, abbiamo iniziato a pretendere che l'altro rispondesse alla nostra "fame di bene" e che fosse adeguato alla nostra "sete di felicità". Ma l'altro sempre ci delude perché in ultima istanza l'altro non è mai il Tutto che attendiamo, ma è sempre e solo l'inizio di quel Tutto. Al di fuori di questa coscienza ogni gesto d'amore diventa pretesa, ogni istante insieme diventa possesso e tutto finisce per risolversi in un reciproco sbranarsi che lascia il nostro cuore a brandelli, solo. 

Attraverso il sesso spesso cerchiamo delle scorciatoie facili perché l'altro ci possa dare, nel minor tempo possibile, quello che vogliamo in modo tale da averlo, da consumarlo, da esaurirlo, per poi passare ad un altro prodotto. Il matrimonio diventa così il luogo di una continua ed imponente pretesa, di un imperterrito tentativo di trovare soddisfazione completa in quello che l'altro può darmi e di cui io sento di avere diritto. 


COMMENTI
12/12/2014 - Bene o male...affidiamoci a Lui (claudia mazzola)

Io, 19 anni di matrimonio civile e poi sposa in chiesa da ormai 9 anni. Non abbiamo figli, io e mio marito. Non sono fortunata, ma ho incontrato la Chiesa Madre e Cristo che mi ha salvato 2 volte.