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CAOS CARCERI/ Mirabelli: cooperative a rischio per colpa di Mafia Capitale

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Innanzitutto si attinge dove sono le risorse. Aver preposto la Cassa delle Ammende poi (le sue entrate sono costituite dai proventi delle manifatture carcerarie ma anche e soprattutto dalle sanzioni pecuniarie disposte dai giudici e dagli importi relativi alla vendita dei corpi di reati, ndr) è in qualche modo simbolico, usare cioè le sanzioni in quanto queste cooperative tendono a partecipare a processi di rieducazione. Questi progetti sono una attività produttiva di impiego dei detenuti, è una finalità altamente positiva e fa parte di un percorso di reinserimento. 

 

A proposito di finalità positive delle cooperative in questa opera di rieducazione, come pensa che questi progetti possono migliorare le condizioni di tutti coloro che sono impegnati nelle carceri, dalla polizia agli educatori ai psicologi.

Avere dei percorsi lavorativi è essenziale perché consente di rendere attivi i detenuti, consente di dare anche una preparazione a un lavoro che può essere svolto dopo aver scontato la pena. E consente naturalmente una ricaduta positiva a tutti coloro che operano nelle carceri.

 

Il sistema carcerario italiano è stato spesso punito dalla Corte europea per quanto riguarda i diritti umani dei detenuti, non pensa che questa nuova problematica che concerne il diritto al lavoro dei carcerati possa innescare nuove reprimenda?

Diciamo che il diritto del lavoro c'è anche per i non carcerati, che ci sia una attività lavorativa per i detenuti certo ma attenzione a non enfatizzare questo in maniera tale che ci sia un atteggiamento reattivo dei tantissimi giovani che non hanno commesso alcun reato e che sono oggi a spasso.  La cooperazione sociale ha un grande ruolo che va salvaguardato dalle aggressioni interne, come purtroppo abbiamo visto a Roma dove si sono visti casi di sfruttamento o illecito. Ma certamente il detenuto ha diritto alla cittadinanza come tutti e questo va salvaguardato nel suo diritto al lavoro. 

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COMMENTI
20/12/2014 - commento (francesco taddei)

è ora di finirla con questi appalti senza gara o scritti per un unico vincitore. occorrono una serie di sanzioni automatiche per ogni disservizio, fino alla revoca dell'appalto e un giudice che faccia rispettare la legge senza interpretarla. le coop devono tornare a meritarsi i loro privilegi, frutto del solito inciucio all'italiana.