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Cronaca

DIFFAMAZIONE/ Frank Cimini: un decreto per metter fine ai processi sui giornali

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Anche qui bisogna fare un ragionamento. Tutti i giorni i grandi quotidiani fanno gli spogliatoi di Montecitorio e Palazzo Madama, notizie trite e ritrite a cui vengono dedicate otto o nove pagine. Tutta roba che al lettore interessa meno di niente. Intanto giornalisti e politici si leggono l'articolo tra di loro mettendosi d'accordo. Sa a chi giova tutto questo? Al giornalista che fa carriera in questo modo. 

 

C'è chi si scandalizza che questo decreto venga fatto da un governo a maggioranza di sinistra.

Non dovrebbero scandalizzarsi visto che Renzi ha regalato 52 milioni di euro ai giornali, lo avesse fatto Berlusconi sarebbe stato denunciato per corruzione. E' una situazione in cui la politica serve agli editori, serve ai giornalisti per fare carriera ma non interessa ai lettori. 

 

Nel decreto web e carta stampata vengono messi sullo stesso piano, al web poi verrà applicato il diritto d'oblio, la cancellazione per sempre di una certa notizia. E' giusto secondo lei?

In alcuni casi sì. Pensiamo a quando Vittorio Feltri pubblicò tutti i nomi di pedofili che nel corso degli anni avevano subito dei processi. Questo è sbagliatissimo. In altri casi invece la memoria va preservata, penso ai giovani di oggi che non sanno neanche chi era Berlinguer. 

 

Chi fa più paura, stampa o web?

I giornali di carta se non si danno una regolata sui contenuti faranno fatica a sopravvivere. Il web fa paura perché si è allargata la possibilità di dibattito, gruppi, minoranze e singoli come facevano prima a comunicare il loro pensiero? Ma anche lì la cosa andrebbe regolamentata perché c'è di tutto anche se più idee circolano è meglio. Ricordiamoci comunque che anche sul web chi ha più soldi è più forte.

 

In conclusione un decreto che potrà aiutare il giornalismo ad auto regolamentarsi?

Il mondo non si cambia per decreti o con le sentenze si cambia con la cultura. Qua c'è una mentalità da cambiare quella dei giornalisti, Va avviata una riflessione critica perché ognuno ha le sue responsabilità: politica, giornali e magistrati.

 

(Paolo Vites)

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