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NO TAV/ Se adesso i terroristi (pardon, sabotatori) ricevono un "aiuto" dai pm

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Facciamo una citazione leggera, il geniale Rock di Capitan Uncino di Edoardo Bennato che, uscito nel 1977, il secondo Sessantotto, faceva parlare proprio uno di questi maestri del pensiero: "Io sono il professore della rivoluzione! Della pirateria io sono la teoria, il faro illuminante! Ma lo capite o no? Ve lo rispiegherò! Per scuotere la gente, non bastano i discorsi, ci vogliono le bombe! Io ero un benestante, non mi mancava niente, ma i soldi di papà, li spendo tutti qua a combattere sul fronte!". 

Un pressante messaggio di tipo culturale che parte dalle università e striscia tra gli esponenti intellettuali più di moda (quanto valgano artisticamente, ai posteri…) tra carta stampata e salotti televisivi, spinge a differenziare e a creare distinguo tra certi insurrezionisti ed altri. Qualcuno viene martellato pesantemente dai mass-media per un paio di giorni, chiuso in galera e gettate via le chiavi: ricordate gli inserruzionisti che a Venezia occuparono il campanile di San Marco con un carro armato che sembrava più un carro da carnevale? Terroristi, razzisti, secessionisti. Qualcun altro gira per la città con molotov e bulloni ed Erri De Luca li qualifica ragazzi con "roba da ferramenta". 

Un confine sottile si sta toccando da tutte le parti: tra istigazione al terrorismo, semplice sabotaggio, momento dell'azione, sentenze esagerate o minimizzatrici, c'è da sperare che forze dell'ordine e magistratura siano libere da certi bizantinismi e lontane dai Capitan Uncino di oggi, per evitare che qualcuno rischi di farsi veramente male.

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