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NO TAV/ Se adesso i terroristi (pardon, sabotatori) ricevono un "aiuto" dai pm

Pubblicazione:mercoledì 24 dicembre 2014

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Il viaggiatore che in Italia sceglie le ferrovie ha vita dura, soprattutto da quando è iniziata la protesta no-tav contro la costruzione del tratto ferroviario ad alta velocità nella Val di Susa, vero e proprio catalizzatore di attivisti di tutti i tipi, da quelli civili e pacifici, come sono molti abitanti della valle stessa, agli attivisti più militanti e violenti, spesso concentratisi nella Valle da mezza Europa. Quattro di questi, protagonisti di attentati a suon di molotov risalenti al maggio del 2013, sono stati recentemente giudicati colpevoli di porto d'armi da guerra (in relazione proprio all'uso delle molotov), danneggiamento seguito da incendio e violenza a pubblico ufficiale, ma la Corte d'Assise presieduta da Pietro Capello ha sancito che non sussiste il reato di terrorismo contestato dalla procura. 

Questo significa che per Natale i quattro potrebbero essere a casa. Il ministro Lupi, pur non contestando la sentenza, ha dichiarato di sperare che la procura la impugni. Sarà coincidenza, ma proprio nel periodo prima e dopo questo pronunciamento episodi di sabotaggio della linea ferroviaria ad alta velocità o di mezzi di aziende che lavorano per essa, sempre a base di ordigni incendiari, si sono ripetuti più volte: il 2 dicembre a Firenze, il 16 a Torino, il 18 Milano, il 23 a Bologna. La connessione tra questi fatti sarà dimostrata o meno dalle indagini, così come l'esistenza di una strategia unitaria, ipotesi al vaglio degli inquirenti. Certo salta agli occhi la strana discussione su terrorismo/non terrorismo che è in corso in questo momento e che vede, tra i minimizzatori, il premier Renzi, il quale ha affermato che quello di Bologna "è solo un atto di sabotaggio". 

In realtà la distinzione è importante: proprio mentre vengono arrestati per terrorismo i componenti di un'organizzazione di estrema destra che su internet sembravano preparare attentati e azioni insurrezionali, chi va in giro con bulloni e molotov che arriva a far esplodere in luoghi di lavoro o di passaggio di treni, è "solo" un sabotatore. 

A qualcuno potrebbe sfuggire la sottigliezza di queste definizioni. Il fatto è che a spalleggiare i no-tav è un pensiero che raccoglie ideali ecologisti, anarchici, rivoluzionari di estrema sinistra ricongiunti e spalleggiati da intellettuali, docenti universitari, filosofi. Il caso di Erri De Luca, a processo a Torino per aver dichiarato in un'intervista che la Tav va sabotata, è solo uno dei tanti. Si tratta di una vecchia storia italiana: è l'intellighenzia radical che, per la lentezza delle dimostrazioni pacifiche e l'apparente inefficacia della contestazione democratica, teorizza il passaggio dalle parole ai fatti. 


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