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NATALE 2014/ Card. Bassetti: dobbiamo far nostro lo sguardo di quel bambino

William Congdon, Natività (Immagine d'archivio) William Congdon, Natività (Immagine d'archivio)

La fede è sempre un combattimento e mai una certezza granitica da sventolare in pubblico come un trofeo. Tutti noi siamo chiamati ad essere come quel bambino che si interroga e che non si vergogna di fare delle domande. Perché significa che cerca. E chi cerca trova. La nostra fede, l'ho detto tante volte, non va confusa con un ferreo moralismo o con un affannato solidarismo. È qualcosa di molto più grande che non può essere racchiuso in alcun sensazionalismo o manicheismo di sorta. E ancor di più può essere racchiuso in un ricordo nostalgico. Non c'è nulla di nostalgico nel cristianesimo, perché l'incontro con Gesù avviene oggi. Oggi e non ieri! Oggi, in ogni donna e uomo che incontriamo, noi possiamo scorgere, se lo vogliamo, il volto di Cristo. E questo è meraviglioso!

Cos'ha da dirci il fatto che il nuovo inizio della storia è accaduto nel seno di una famiglia, la famiglia di Nazareth?
Ci dice due cose fondamentali: innanzitutto, che Dio ama i semplici, gli umili, gli ultimi. Che non si è manifestato al mondo in un incontro del G8 o in un convegno internazionale di filosofi. Il richiamo alla semplicità è fondamentale. Bisogna imparare, tutti quanti, a saper prendere la parte migliore e a non affannarsi troppo come faceva Marta. In secondo luogo, ci dice che la famiglia riveste una parte importantissima nella storia della salvezza. La bellezza di una famiglia unita, in cui si incontrano generazioni diverse, in cui si trasmette la fede, in cui possono nascere e crescere i bambini, è una meraviglia insuperabile agli occhi di Dio e un eccezionale modo di annunciare il Vangelo alla nostra società. Oggi, però, scrive il papa, nella Evangelii Gaudium la famiglia è "disprezzata e attaccata". Per questo bisogna proteggerla sempre e averne grande cura. E occorre offrire uno sguardo misericordioso anche nei confronti di quelle famiglie separate e distrutte che, sempre più, sono davanti ai nostri occhi di pastori.

Le nostre evidenze morali, quelle che ci hanno insegnato da bambini, sono pressoché distrutte, e i giovani neppure le conoscono. Cosa rimane della tradizione che la chiesa ha costruito, oggi, intorno a noi?
Non sarei così pessimista. Il processo di secolarizzazione è stato, ovviamente, una sorta di tsunami che ha colpito ogni angolo della società occidentale. Ma come osservò sapientemente l'allora cardinal Ratzinger nell'incontro di Monaco del 2004 con Jürgen Habermas, questo processo non ha fatto tabula rasa del cristianesimo, come molti intellettuali (e anche molti profeti di sventura) avevano predetto. È forse successo l'esatto opposto: il cristianesimo è sopravvissuto in molte forme e luoghi diversi e nonostante le moltissime difficoltà continua ad essere vivo. Ciò che invece è finito, con un clamoroso fallimento, sono le religioni politiche laiche, protagoniste dell'800 e del 900. Di quella mastodontica costruzione filosofica e politica — che delineava un uomo felice e libero senza Dio — oggi non vi è più traccia. Certo oggi sta rinascendo una sorta di neopaganesimo magico a buon mercato ed è ben presente anche una forma, a volte aggressiva, di scientismo tecnico e biomedico. Nonostante ciò, il cristianesimo rimane, oggi, l'unica grande realtà morale di rilievo a livello mondiale. Una realtà che, ovviamente, si differenzia nelle varie zone del mondo. È diverso, per esempio, nel Mezzogiorno rispetto al Nord Italia. È differente nell'Europa meridionale rispetto a quello minimale dell'Europa settentrionale. Ed assume toni, sensibilità e colori diversi nelle cosiddette periferie del mondo. 


COMMENTI
25/12/2014 - Tregua unilaterale? Sarebbe bellissimo ma... (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il Cardinal Bassetti per il richiamo all’essenza della fede, sempre insidiata da fondamentalismi quali il moralismo, il solidarismo e - ultimo ma non ultimo – un certo sentimentalismo, non soltanto nostalgico. Bello poi l’auspicio di una tregua natalizia, in teoria non così difficile a realizzarsi perché le tregue possono anche essere unilaterali e quindi decise da una parte sola, ma chi avrebbe potuto deciderla – Obama per esempio - non l’ha fatto né lo farebbe mai, proprio per non veder collegata questa decisione al fatto cristiano che considera ininfluente sulle sue decisioni. Ed i soldati odierni sono professionisti, non gente del popolo come 100 anni fa.