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NATALE 2014/ Card. Bassetti: dobbiamo far nostro lo sguardo di quel bambino

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William Congdon, Natività (Immagine d'archivio)  William Congdon, Natività (Immagine d'archivio)

Oggi siamo chiamati a lottare tenacemente contro il virus dell'individualismo che mina nel profondo la nostra società e a tenere viva la nostra tradizione — anche negli elementi più semplici, come il presepe —, ma anche a ravvivarla di continuo, senza avere paura del futuro, perché non dobbiamo mai dimenticarci che è sempre il Signore che guida la storia. Saper leggere i segni dei tempi, quindi, presuppone due cose fondamentali: discernimento e conversione. Queste devono essere le nostre bussole per vivificare la nostra grandissima tradizione e per poter affrontare, senza timore, il futuro che ci aspetta.

Il nostro paese sembra navigare a vista, preso in una crisi economica che non accennaa diminuire. Cosa chiede a chi ci governa?
Un pastore ovviamente non si occupa di politica — a ciascuno il suo! — però mi sento di poter fare una preghiera a chi ci governa. Questo Paese ha estremo bisogno di avere in fretta delle risposte concrete alla domande di aiuto che sorgono dal basso. Nel mio piccolo io mi trovo, quotidianamente, ad ascoltare le inquietudini e le sofferenze delle famiglie. Ci sono intere fasce di italiani che stanno perdendo non solo un'occupazione ma la speranza di vivere! Direi, quindi, che la prima cosa che mi sento di chiedere è l'unità di intenti da parte della classe dirigente del Paese. Oggi non servono litigi o scorciatoie. Servono persone di buona volontà, di ogni colore politico, che abbiano a cuore i destini di un popolo che sta soffrendo e che non riesce a risollevarsi. Le priorità irrinunciabili sono il lavoro e la famiglia. Bisogna dare uno sguardo speciale ai giovani, alle famiglie e alle giovani coppie. Sono loro la parte dinamica e produttiva del Paese. E infine, occorre concentrare il nostro sguardo all'immigrazione e al rispetto per la dignità umana in ogni momento dell'esistenza.

Lei, in questo natale, per che cosa prega? Che cosa chiede?
La preghiera più sentita è per la pace. Pace nei nostri cuori. Pace nelle nostre famiglie. Pace nei luoghi di lavoro. Pace in quei luoghi del mondo dove si combattono delle guerre atroci e dove le persone, solo per un motivo di fede, subiscono soprusi o vessazioni inaudite. Pace per tutti i cristiani perseguitati, pace per tutti quei rifugiati e migranti che trovano la morte sulle carrette del mare. Pace per tutte quelle donne e quegli uomini che vengono venduti in un'orribile tratta degli schiavi. Come cento anni fa, quando si svolse quella miracolosa tregua di Natale, durante la prima guerra mondiale – come ho scritto su L'Osservatore Romano – sarebbe bello che oggi, almeno il giorno di Natale, avvenga la stessa tregua dai conflitti. E poi auguriamoci che sia Natale in ogni giorno dell'anno.



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COMMENTI
25/12/2014 - Tregua unilaterale? Sarebbe bellissimo ma... (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il Cardinal Bassetti per il richiamo all’essenza della fede, sempre insidiata da fondamentalismi quali il moralismo, il solidarismo e - ultimo ma non ultimo – un certo sentimentalismo, non soltanto nostalgico. Bello poi l’auspicio di una tregua natalizia, in teoria non così difficile a realizzarsi perché le tregue possono anche essere unilaterali e quindi decise da una parte sola, ma chi avrebbe potuto deciderla – Obama per esempio - non l’ha fatto né lo farebbe mai, proprio per non veder collegata questa decisione al fatto cristiano che considera ininfluente sulle sue decisioni. Ed i soldati odierni sono professionisti, non gente del popolo come 100 anni fa.