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NATALE 2014/ Card. Bassetti: dobbiamo far nostro lo sguardo di quel bambino

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William Congdon, Natività (Immagine d'archivio)  William Congdon, Natività (Immagine d'archivio)

"Tutti noi dobbiamo assumere lo sguardo di quel bambino. Uno sguardo che a volte può anche essere ingenuo, ma è sempre vero! Uno sguardo che dobbiamo mantenere per tutta la vita". Il sussidiario propone ai suoi lettori la riflessione sul Natale del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia. Dal mistero del Dio fatto uomo alla crisi del nostro paese — "a ciascuno il suo, però mi sento di poter fare una preghiera a chi ci governa"… — fino alla domanda di pace, alla preghiera che, almeno per un giorno, come in quella miracolosa tregua di Natale cento anni fa, possano tacere tutti i conflitti.

Eminenza, Dio si fa uomo e viene ancora tra noi, dice la Chiesa. Ma cosa dice a noi uomini di oggi, in un mare di difficoltà e problemi quotidiani, questo annuncio che continua a ripetersi? Perché dovrebbe riguardarci? Perché occuparcene?
Rispondo con le parole lucide e commoventi che utilizzò don Divo Barsotti, più di trent'anni fa, alla vigilia di Natale del 1983: "Dio ci dona di celebrare il Natale non come attesa dell'ultima manifestazione del Cristo e nemmeno come semplice ricordo di un avvenimento passato, ma ci dà la grazia di vivere questo Natale per un nostro incontro con Lui, incontro nuovo che non determina nulla nel Figlio di Dio, ma determina una vera nascita, un vero rinnovamento per noi". Ecco, dunque, perché ce ne occupiamo e perché ci riguarda: perché ci permette di nascere e di diventare uomini e donne; perché ci indica la via da seguire, è Lui la luce che illumina i nostri passi e ci indica il sentiero da percorrere. Senza di Lui ogni problema può diventare un abisso senza fondo e la vita può perdere di senso. Con Lui, invece, ogni fatto della nostra esistenza assume un significato autentico. La Sua presenza tra noi è, al tempo stesso, stupefacente e scomoda: da un lato, ci lascia senza fiato per l'immenso amore che ci ricolma; e, dall'altro lato, ci invita a non sederci, a non chiuderci in noi stessi, ma a guardare in alto, sempre verso il Cielo e a distaccarci dalle lusinghe della mondanità. In definitiva, come diceva sempre don Divo Barsotti, l'incontro con Dio ci riguarda perché "è una novità assoluta per l'uomo ed è sempre un morire e un risorgere".

Chi crede è sempre sottoposto a un rischio: che la fede si inaridisca, che non abbia più nulla da dirci. Cosa resta? il ricordo, la nostalgia? Il darsi da fare per gli altri?
Qualche anno fa, un ragazzino, dopo aver visto un presepe in Chiesa, mi domandò: "perché Gesù bambino è coperto solamente da un piccolo pezzo di stoffa, mentre Giuseppe e Maria sono ben vestiti per coprirsi dal freddo?". Ebbene questa domanda è centrale per capire cos'è la fede. Non solo per la grande acutezza della domanda — in effetti i Vangeli ci raccontano di un Gesù avvolto in fasce — ma per il modo di guardare a Gesù e al grande mistero dell'incarnazione. Tutti noi dobbiamo assumere lo sguardo di quel bambino. Uno sguardo curioso, genuino, puro, casto. Uno sguardo che a volte può anche essere ingenuo, ma è sempre vero! Uno sguardo che dobbiamo mantenere per tutta la vita.

E' questa la fede?


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COMMENTI
25/12/2014 - Tregua unilaterale? Sarebbe bellissimo ma... (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il Cardinal Bassetti per il richiamo all’essenza della fede, sempre insidiata da fondamentalismi quali il moralismo, il solidarismo e - ultimo ma non ultimo – un certo sentimentalismo, non soltanto nostalgico. Bello poi l’auspicio di una tregua natalizia, in teoria non così difficile a realizzarsi perché le tregue possono anche essere unilaterali e quindi decise da una parte sola, ma chi avrebbe potuto deciderla – Obama per esempio - non l’ha fatto né lo farebbe mai, proprio per non veder collegata questa decisione al fatto cristiano che considera ininfluente sulle sue decisioni. Ed i soldati odierni sono professionisti, non gente del popolo come 100 anni fa.