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LORIS STIVAL / La mamma Veronica Panarello: innocentisti e colpevolisti sui social network

Il caso del bambino ucciso in Sicilia, Loris Stival, e gli innocentisti e i colpevolisti che si scatenano sui social network come un tempo si faceva nei bar, ognuno vuole dire la sua

I funerali di Loris I funerali di Loris

Una volta il fatto del giorno si discuteva nei bar, i punti di ritrovo che facilitavano i contatti sociali. Ogni evento, dalla partita di calcio allo scandalo politico  il crimine, era l'occasione per dividersi fra innocentisti e colpevolisti, tanto che in modo ironico ma azzeccato qualcuno ha definito gli italiani di volta in volta un popolo di allenatori di calcio o di giudici. La tentazione di dire la propria insomma, spesso e volentieri senza sapere nulla o quasi dei casi specifici, limitandosi a notizie raccolte in fretta dalla televisione o dai giornali. Oggi questa abitudine sopravvive ancora nei bar, ma si è trasferita in massa sui social network dove tutti ma proprio tutti dicono la loro. L'ultimo caso del genere è quello del bambino di 8 anni ritrovato morto in Sicilia, Loris Stivale. I sospetti maggiori come si sa sono a carico della madre Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlio non si sa per quale motivo e quindi incarcerata. Al momento del suo arresto la folla di compaesani l'ha accolta a grida di assassina e adesso su facebook fioccano le pagine dedicate al caso, divise appunto tra chi la difende e chi la accusa. In maggioranza sono i gruppi di innocentisti con migliaia di seguaci che approvano la scelta, cioè di considerare la donna innocente del terribile crimine. E'" un cortile pubblico", l'ha definito Andrea Stival, nonno paterno di Loris, chiedendo alla gente di smettere di scrivere commenti e farsi film mentali, e di avere rispetto per le persone implicate. In molti però difendono Veronica perché secondo quanto raccontato ad esempio dalla sorella della donna, soffrirebbe di problemi mentali mai acurati da sempre. Resta il fatto che casi come questi avvengono di continuo, stragi di famiglia e in famiglia, ma tutti vogliono dire la loro, quasi a tenersi lontani dal fatto che a loro cose del genere non potranno mai succedere. Sui social network si sfogano paure e incubi, mentre la realtà procede per conto suo, e potrebbe toccare ciascuno di noi.

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