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GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

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La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)  La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

Già da qualche giorno, dopo aver abbandonato la "pista" poco credibile del cacciatore che aveva ritrovato il cadavere, la macchina mediatica aveva puntato i riflettori sulla madre. Una madre amorevole che si trasforma in spietata assassina è una notizia troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, risveglia le più nascoste paure, l'angoscia primordiale dell'abbandono e della perdita del legame affettivo, quindi fa presa, fa audience, assicura articoli da prima pagina per settimane.

I media non attendono risultanze certe o prove sicure, non rispettano il dolore altrui, calpestano sentimenti con la più noncurante supponenza, eppure nell'immaginario collettivo rappresentano l'oracolo che tutto sa e tutto vede. Facile intuire che persino chi indaga possa essere condizionato da questa pressione mediatica incessante, fatta di notizie riportate con il copia-incolla su ogni testata, e finire col farsi una convinzione errata anche se sicuro di averla elaborata autonomamente. La persuasione occulta opera a livello inconscio, i contenuti sono metabolizzati al di sotto della soglia di coscienza, scavalcando le difese oggettive dell'individuo e portandolo ad agire seguendo una direzione precisa.

Come spiegare altrimenti l'evidente contraddizione contenuta nella stessa ricostruzione dell'omicidio da parte degli inquirenti?

E' scritto infatti nell'ordinanza che la madre sarebbe «incapace di controllare gli impulsi omicidi», quindi avrebbe agito in base ad un raptus improvviso e incontrollabile, ma questa affermazione mal si concilia con la tesi secondo la quale lei avrebbe premeditato e organizzato l'omicidio del figlio con lucida freddezza e determinazione. Dato che un'auto scura, ripresa a centinaia di metri, si aggirava quella mattina stessa nei pressi del Mulino Vecchio, gli inquirenti ne hanno dedotto che la donna sarebbe andata a fare un sopralluogo per verificare dove scaricare il cadavere del figlio dopo averlo ucciso. Con questo proposito lo avrebbe fatto salire in auto per portarlo a scuola e, un minuto dopo, fatto ridiscendere dandogli le chiavi di casa, perché aveva già pianificato l'omicidio nei minimi particolari. Per rendere più agevole il trasporto del corpo avrebbe parcheggiato l'auto in garage, dopo aver accompagnato il più piccolo alla ludoteca, e sarebbe salita nella propria abitazione dove sapeva di trovare Loris; nello spazio di 36 minuti gli avrebbe legato i polsi dietro la schiena e lo avrebbe strozzato con una fascetta da elettricista. Una vera e propria esecuzione! Avrebbe trascinato poi il corpicino esanime per tre piani di scale fino allo scantinato e, dopo aver scaraventato il figlio agonizzante nel bagagliaio dell'auto, avrebbe parlato tranquillamente al telefono con il marito, infine si sarebbe diretta al Mulino Vecchio per sbarazzarsi del cadavere. Dopodiché sarebbe andata a seguire il corso di cucina, come se nulla fosse accaduto.

Probabilmente, questa ricostruzione risulterebbe inverosimile persino come trama per un giallo fanta-poliziesco. Eppure la maggior parte dell'opinione pubblica l'ha accettata e digerita senza obiettare.



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COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!