BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto) La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

E quale sarebbe il movente? Non si sa, ma poco importa perché secondo il giudice «la mancanza di elementi per comprendere il movente del gravissimo gesto non assume rilevanza».

Viene da chiedersi se questi magistrati si rendono conto che stanno parlando della madre della vittima, della donna che più ha amato Loris, o se per deformazione professionale — visto anche il territorio in cui operano — si sono ormai abituati ad analizzare solo delitti commessi da criminali incalliti. Un bravo psicanalista sarebbe forse anche tentato di indagare il rapporto che il Gip e gli altri accusatori hanno avuto con la propria figura materna di riferimento. In ogni caso, sembra che ignorino completamente le analisi psicologiche e criminologiche riguardanti le madri figlicide.

Le donne che uccidono i propri figli, infatti, appartengono a tipologie ben precise ed evidenziano chiari segni di disturbi psichici o della personalità, spesso provengono da ambienti violenti e degradati oppure agiscono sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Tuttavia, la caratteristica che le accomuna è che, una volta resesi conto di ciò che hanno fatto, crollano e ammettono la loro colpa. Di solito forniscono anche una farneticante motivazione per il loro gesto e, spesso avevano pianificato di suicidarsi a loro volta, non riuscendoci. 

L'altra possibilità per una madre di sopravvivere al delitto commesso in un attimo di follia (non certo premeditandolo) è rimuovere dalla propria mente il fatto, un meccanismo inconscio definito dalla psichiatria "amnesia dissociativa", dettato dall'istinto di sopravvivenza perché l'emersione del senso di colpa arrecherebbe una sofferenza insopportabile che la spingerebbe all'autodistruzione. Ma rimuovere l'accaduto non significa semplicemente non ricordare con precisione le tappe di un percorso, significa cancellare tutto, anche la morte stessa del figlio continuando a considerarlo vivo, oppure negare di aver mai avuto un figlio. Una madre che ha agito in preda ad un raptus omicida e ha rimosso l'accaduto dimostra chiari segni di alterazione e di confusione mentale, non ricorda nulla, si riferisce al figlio come fosse vivo, si inventa una storia parallela.

Il tentativo poi del Gip di attribuire il presunto istinto omicida della Panarello agli episodi depressivi avuti in età adolescenziale rivela l'esistenza di un pregiudizio penalizzante nei confronti di chi soffre, o ha sofferto, di un disturbo psicologico tra i più comuni ed evidenzia una preoccupante ignoranza delle più elementari nozioni di psicologia, lacuna inammissibile in chi è preposto a giudicare con imparzialità e competenza. Non esistono, infatti, nella storia della criminologia, casi di madri che, non avendo mostrato segni recenti di squilibrio mentale, siano talmente malevoli e spietate da premeditare l'omicidio del loro bambino, portarlo a termine sbarazzandosi addirittura del cadavere e, se accusate, continuino a difendersi e a negare.

Ovviamente, il pensiero corre per analogia ad un'altra donna accusata di aver ucciso il figlio senza mai ammettere e confessare il proprio crimine, Annamaria Franzoni.


COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!