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GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

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La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)  La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

Anche in quella circostanza, un caso che inizialmente era stato presentato come la tragica morte di un bambino di tre anni a causa di un aneurisma, è stato completamente stravolto dai media e dagli inquirenti, al punto che persino gli stessi genitori e gli avvocati difensori si sono convinti che si sia trattato di un omicidio, impostando la difesa sulla innocenza della donna invece di dimostrare che il fatto semplicemente non sussiste.

L'improvvisa rottura di un vaso sanguigno nel cervello e l'aumento di pressione all'interno della scatola cranica conseguente alla inondazione di sangue può provocare la lacerazione dei fragili tessuti della testa. Sono evenienze rare ma già capitate (al musicista Ugo Solari, la cui testa è "esplosa" durante un concerto, e al giocatore professionista di scacchi russo, Nikolai Titov).

D'altra parte, non occorre essere investigatori per notare vere e proprie assurdità nella ricostruzione del crimine di Cogne da parte della Corte d'Appello. La Franzoni avrebbe commesso il delitto con ancora indosso il pigiama e gli zoccoli calzati, salendo in ginocchio sul letto. Secondo la Corte, il fatto sarebbe avvenuto "nell'intervallo compreso tra le 8.08/8.10 (ora di uscita del figlio Davide) e le 8.15/8.16 (ora della sua uscita da casa); dopo aver massacrato il figlio più piccolo, la donna trova il tempo di compiere, con estremo controllo di sé e recuperata la lucidità, le prime operazioni di riassetto della scena del delitto e di occultamento delle prove (sparizione dell'arma del delitto, cambio delle scarpe); al suo rientro, prima dell'effettuazione delle telefonate al medico e al pronto soccorso, l'imputata avrebbe completato il riordino della scena del delitto".

Dinanzi ad una tale ipotesi, viene spontaneo chiedersi come un giudice, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, possa davvero credere che una persona, in soli 6 minuti e mezzo, abbia il tempo di  uccidere a martellate il proprio bambino, ripulirsi lavandosi e asciugandosi anche i capelli, visto che verosimilmente qualche spruzzo di sangue dovrebbe per forza averli imbrattati (a meno che non avesse indossato una cuffia, seguendo il manuale del perfetto assassino), cambiarsi d'abito, cancellare ogni traccia di sangue da doccia, lavandino e pavimento e nascondere l'arma del delitto. Sfido chiunque a compiere una tale operazione in pochi minuti.

Eppure nemmeno la Cassazione ha mosso rilievo su questa inverosimile ricostruzione o eccepito che la lucidità ipotizzata della donna, dopo aver ucciso il figlio, è difficilmente compatibile con un attacco di follia. 

I giudici hanno ravvisato la prova della colpevolezza dell'imputata nella "assenza di altre ipotesi plausibili".

Ed è ovvio che non ci sia una spiegazione razionale per appurare la dinamica dell'omicidio perché non si è mai verificato, così come l'arma del delitto non è mai stata rinvenuta semplicemente perché non esiste.

La perizia dell'accusa ha stabilito che il piccolo era stato percosso in regione frontale con ben 17 fendenti. Stranamente le altre parti del corpo, dalle sopracciglia in giù, non presentavano la minima lesione. Come si può pensare che chiunque si sia accanito sul bambino in preda ad una incontrollabile foga omicida abbia colpito con perfetta precisione, senza mai sbagliare mira e senza ferire anche il volto, le spalle o il torace? 


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COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!