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GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

Oggi è prevista l'udienza per l'istanza di scarcerazione di Veronica Panarello, accusata di avere ucciso Loris Stival. Eppure in questo e altri casi i conti non tornano. PATRIZIA CIAVA

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto) La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

In questi giorni di festa un pensiero va ad una madre che, dopo aver subito la più atroce delle perdite, è stata sbattuta in prigione con la più infamante delle accuse. In un momento in cui avrebbe avuto bisogno di tutto il sostegno possibile da parte dei suoi cari è stata lasciata sola, abbandonata dai familiari, vilipesa e insultata da persone che nemmeno la conoscono; anni di affettuosa dedizione alla propria famiglia spazzati via in un istante, la sua vita ed il suo passato vivisezionati in dibattiti e talk show televisivi da presunti "esperti" e "opinionisti".

Eppure, chiunque abbia un minimo di buon senso avrebbe qualche legittimo dubbio leggendo l'ordinanza di custodia cautelare di Veronica Panarello, madre del piccolo Loris Stival, 8 anni, ucciso il 29 novembre scorso a Santa Croce in Camerina (Ragusa), giustificata con un «fondato pericolo di fuga» della donna. Il gip di Ragusa sottolinea la «evidente volontà di volere infliggere alla vittima sofferenze» con «un'azione efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso d'umana pietà».«Dai suoi comportamenti», scrive il gip, «si desume che è incapace di controllare gli impulsi omicidi».

L'assenza del più elementare senso d'umana pietà sembra piuttosto attribuibile a tutti quelli che ruotano attorno a questa madre sfortunata, distrutta dal dolore, a partire dai giornalisti e dai magistrati, se è vero che l'hanno incolpata e arrestata solo sulla base di irrilevanti contraddizioni nelle sue deposizioni e di immagini confuse e sgranate ricavate da video di sorveglianza i cui orari non sono evidentemente sincronizzati tra loro.

Gli stessi inquirenti che li hanno visionati pare abbiano pareri discordanti: l'auto è o non è quella della Panarello? Dicono sia "compatibile" per colore e forma, ma come essere sicuri che sia proprio la sua, visto che la targa è illeggibile? E quella figura sfocata e indistinguibile appartiene proprio al piccolo Loris? Il padre stesso non ne è certo.

In quanto alle presunte contraddizioni della Panarello, come ci si può aspettare che una madre alla quale hanno appena annunciato che il figlio è stato ucciso mantenga la lucidità e la concentrazione necessarie per rammentare ogni particolare e rispondere accuratamente ad ogni domanda? Quale madre, confidando fiduciosa nelle autorità per far luce sull'omicidio del figlio e mai immaginando di poter essere ritenuta l'assassina della propria creatura, potrebbe supporre che una semplice esitazione, un tralasciare un particolare o ricordarselo successivamente, possa rivelarsi un'arma da usare contro di lei?

Nella prima deposizione la donna afferma di aver lasciato il bambino a 500 metri dalla scuola, nella seconda "a pochi metri", dice di essere uscita verso le 8.15 per portare i figli a scuola, mentre la videocamera installata davanti all'abitazione dice che è uscita alle otto e trentadue (sarà regolata sullo stesso orario?), piccole divergenze alle quali nessuno farebbe caso ma i giornalisti le colgono al volo e titolano "la madre ha mentito quindi è colpevole". E, di colpo, tutti ci credono (lo dice la tivù!) e si convincono che queste imprecisioni siano la prova inconfutabile, la pistola fumante, l'evidenza che non si può negare. "E' stata lei!".


COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!