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GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto) La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

Il dottor Migliaccio, che ha ispirato un libro sul delitto di Cogne e messo a disposizione della giornalista-autrice documenti clinici e carte processuali, ha dichiarato: «Credo che la famiglia, già scottata da indagini lacunose e sentenze ingiuste, abbia scelto, sia pure a malincuore, il male minore per evitare alla condannata una pena ancora più pesante.».

Anche in questo caso il ruolo dei media è stato determinante; solo nel 2002 furono pubblicati 1.300 articoli sul delitto di Cogne, le illazioni dei giornalisti e i processi televisivi spaccarono il paese in colpevolisti e innocentisti, al processo d'appello i curiosi arrivarono sul posto alle cinque del mattino sgomitando per conquistarsi uno spazio vicino all'entrata. La maggior parte della gente esprimeva giudizi senza conoscere gli elementi su cui si basava l'accusa e rivendicava l'autenticità delle proprie convinzioni, affermando che erano basate su sensazioni e riflessioni proprie, senza rendersi conto che erano state invece abilmente pilotate dai media.

L'impressione è che il dubbio albergasse anche nei giudici ma che, pressati da tante persone che la ritenevano colpevole e di fronte ad una tale attenzione mediatica, non abbiano avuto il coraggio di riconoscere il loro errore. Come spiegare altrimenti la drastica riduzione di  pena da 30 a 16 anni lasciando addirittura che la Franzoni aspettasse in casa propria il verdetto definitivo della Cassazione? Se fossero stati davvero convinti della sua colpevolezza, avrebbero lasciato libera una donna considerata pazza che avrebbe potuto ammazzare anche gli altri due figli?

Purtroppo, anche nel caso dell'omicidio del piccolo Loris, si intravede il rischio che gli inquirenti, incalzati dai media, cerchino di costruire l'impianto accusatorio sulla base delle loro convinzioni. Già l'orario della morte, inizialmente stimato dal medico legale intorno alle 10.00/10.30, quando la Panarello era al corso di cucina a Donnafugata, è stato modificato  per farlo combaciare con quello in cui la madre, tra le 8.49 e le 9.25, avrebbe incontrato e ucciso il figlio in casa. In principio i giornali avevano parlato di una bambina, compagna di scuola, che aveva visto Loris scendere dall'auto della mamma ed entrare in un chiosco per comprarsi un panino, di una vigilessa che aveva visto l'auto della madre dirigersi verso la scuola, insomma sembrava che in molti avessero visto il bambino e la madre quella mattina, poi i testimoni sono svaniti nel nulla.

E' lecito quindi chiedersi se il Gip, dopo una presa di posizione così netta e dura nei confronti della Panarello, avrebbe l'onestà e il coraggio di ammettere il proprio errore se si trovasse in presenza di elementi che confutano la sua tesi, oppure si ostinerebbe a sostenere la sua ipotesi accusatoria contro ogni logica, come fece la procura di Bari che indagava sul caso della morte dei due fratellini Pappalardi, a Gravina di Puglia.


COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!