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GIUSTIZIA DA BAR/ Da Veronica Panarello alla Franzoni, quando i conti non tornano

Pubblicazione:mercoledì 31 dicembre 2014

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto) La madre di Loris Stival, Veronica Panarello (Infophoto)

Qualcuno forse ricorderà la tragica vicenda che portò Filippo Pappalardi in carcere, accusato di avere ucciso e occultato i cadaveri dei due figli, Ciccio e Tore, di 11 e 13 anni. I media si accanirono su di lui come bestie fameliche sulla preda, dipingendolo come un mostro, un padre-padrone demoniaco e crudele, che rischiò persino il linciaggio da parte degli altri detenuti. Se un altro bambino non fosse precipitato accidentalmente nel pozzo in cui erano caduti mesi prima i due fratellini, rivelando così l'atroce verità sulla loro scomparsa, il padre sarebbe stato sicuramente incolpato del loro omicidio e condannato, anche in assenza di prove certe.

Furono in molti a ritenere che i due ragazzini avrebbero potuto essere trovati ancora vivi se la procura non avesse diretto subito i propri sospetti sul padre, concentrando tutti gli sforzi investigativi alla ricerca di indizi che suffragassero la loro debole tesi. I poliziotti frugarono la campagna circostante alla ricerca dei cadaveri sepolti dal padre anziché interrogare gli altri bambini per capire dopo potevano essere scomparsi i due fratellini. E anche quando la dinamica dei fatti fu chiara a tutti, il procuratore si ostinò a difendere il quadro probatorio elaborato in precedenza, rifiutando di rilasciare quel povero padre distrutto dal dolore e impedendogli di assistere al funerale dei figli da uomo libero. Questo atteggiamento scatenò la rabbia di molti cittadini che scrissero al Presidente della Repubblica, messaggi che oggi varrebbe la pena di rileggere.

Alla madre di Loris è stato negato il diritto di piangere sulla bara del figlio. Chi le chiederà scusa quando si scoprirà la verità? — ma soprattutto, qualcuno la cercherà davvero questa verità?



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COMMENTI
05/01/2015 - La verità (luisella martin)

Sembra che l'autrice dell'articolo - fra forze dell'ordine, magistrati, giudici, opinionisti e lettori - sia l'unica ad avere in tasca una verità "probabile" che inalbera come vessillo. Complimenti!

 
02/01/2015 - ricerca della verità (Patrizia Ciava)

Nei casi citati nel mio articolo, compreso quello della povera Miriam Schillaci, affetta da un raro tumore, il cui padre era stato ingiustamente accusato, la soluzione era molto più semplice di quanto avessero ipotizzato i magistrati. Nel caso Franzoni, la morte del piccolo Samuele è stata probabilmente causata da un aneurisma, nel caso Pappalardi i bambini erano caduti nel pozzo accidentalmente e nel caso del piccolo Loris, è possibile che si sia trattato di un gioco tra ragazzini finito male. In pratica, vengono montati casi mediatici sul nulla che sembrano però influenzare pesantemente non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi giudici, rendendoli incapaci di notare le incongruenze insite nelle loro ricostruzioni, evidenti invece a qualunque persona dotata di buon senso. E’ come se fossero vittime di un condizionamento collettivo che, una volta insinuatosi nelle loro menti, li porta a costruire un impianto accusatorio basato sulle loro convinzioni, senza cercare soluzioni alternative e adeguando gli indizi contrari per farli combaciare con la loro tesi. Per esempio, nel caso di Veronica Panarello, l’ora presunta della morte del piccolo Loris, inizialmente stimata tra le 10/10.30 (orario in cui VP seguiva un corso di cucina ed aveva quindi un alibi), è stata aggiustata per farla collimare con l’ora in cui VP è rientrata a casa e avrebbe ucciso il figlio. In poche parole gli inquirenti non cercano la verità ma solo di dimostrare la "loro verità".

 
01/01/2015 - pericolo pubblico n.1 neutralizzato (Pat Trish)

31.12.2014: “E' stata aggiornata a venerdì 2 gennaio l'udienza del Tribunale del Riesame di Catania sulla richiesta di scarcerazione per Veronica Panarello. Lo slittamento è stato disposto per "questioni logistiche e di traduzione della detenuta". Devono pensarci bene prima di scarcerarla, stiamo parlando di Veronica Panarello mica di Toto Riina, una donna dall’”indole malvagia” capace di uccidere con il sangue freddo di un killer professionista. Dietro il suo aspetto fragile si nasconde l’incredibile Hulk, un essere dalla forza insospettabile capace di strozzare un bambino di 8 anni in pochi minuti e di trasportarlo per tre rampe di scale senza il minimo sforzo. Occorre stare in guardia, perché il suo istinto omicida non si è ancora placato, potrebbe uccidere ancora. Lei sa pianificare omicidi nei minimi dettagli, pare infatti che la mafia stia pensando di arruolarla; una volta libera potrebbe acquistare un intero sacchetto di fascette da elettricista e con quelle fare fuori anche la madre e la sorella, il marito e i nonni, l'altro figlio e tutti i suoi amichetti e, perché no, pure il Gip e i magistrati della procura. Poi fuggirebbe all’estero con il suo complice, quello che come prova d’amore le ha ordinato di ammazzare il figlio. Ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli.

 
31/12/2014 - Le vittime (luisella martin)

Io credo che sia intollerabile non arrivare a sapere la verità sulla morte del proprio figlio e penso che l'accusa ingiusta verso la madre (o il padre) non offenda il dolore dei parenti quanto non riuscire a trovare il vero colpevole. Non è facile trovare il colpevole degli omicidi, perché i criminali non sono stupidi e non hanno una conformazione particolare del cranio, come una volta piaceva pensare! Per quanto poi attiene a ciò che chiamiamo "pazzia", riconoscerla non è semplice e non basta applicare il giusto protocollo. Per questi motivi sono rispettosa del lavoro degli investigatori e mi sento indulgente verso gli inevitabili errori che possono compiere. Speriamo che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali e che l'innocente mamma possa tornare alla vita famigliare, ma certo il figlio di Veronica non è morto di malattia e qualcuno l'ha ucciso. I giornalisti servono anche a far luce su questi fatti non svelati e se sono certi di avere notizie su come si sono svolti i fatti fanno bene a riferirne, come ha fatto l'autrice dell'articolo; senza per questo essere tacciata di fare un giornalismo da "bar"!