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ANDREA LORIS STIVAL/ Chi sa parli, chi non sa ricordi (o preghi)

Pubblicazione:giovedì 4 dicembre 2014

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E' triste, è anche comodo disegnare il solito ritratto di una terra che non cambia mai, quando pare che tutto stia cambiando. Può darsi che a Santa Croce semplicemente non sappiano che dire. Che non vogliano passare per il solito brandello di Sicilia atavica, verghiana, dove si affossano ragazzini e si occultano cadaveri e bestialità umana. O forse dovrebbero alimentare chiacchiere sulla madre-ragazzina del piccolo Loris, su quel padre sempre lontano, ventilare voci su una famiglia affatto da Mulino Bianco, e tirar fuori qualche licenza, che giustifichi un assassinio? 

Un conto è stanare dissapori, scovare fors'anche tradimenti e inimicizie, un conto farne il movente di un assassinio, e di un bimbo di otto anni. Strangolato e gettato, forse ancora vivo, in un canalone, coi pantaloni abbassati e senza slip. Che hanno fatto a Loris, chi, e con l'appoggio di chi? Perché la mamma ha dato una versione non confermata di quelle ore mattutine, possibile che non ricordi se e quando ha portato un figlio a scuola? Perché la mamma non ha cercato il bimbo dalle maestre, ma si è rivolta subito agli agenti di polizia? Una reazione dettata dal panico? Perché il papà ha reagito sicuro con un "questa volta lo ammazzo"? Chi, e quali altre volte ne ha avuto il pensiero?

Queste domande è lecito porsele, è ragionevole, è giusto che l'informazione le diffonda, anche perché certe parole sgocciolate dalle cronache non arrivano forse a caso, ma servono a spaventare, a squarciare coltri di paura, silenzio. Toccherebbe equilibrare le notizie e il rispetto, non enfatizzare mai per fregare il collega più esitante, forse solo più serio, per compiacere la vanità dell'autore di quella soffiata. La verità può far male, ma deve venir fuori tutta intera, non serve sfrucugliarla. Non è detto che i segreti più torbidi dell'animo, delle famiglie, del vicinato siano di dominio pubblico. Ed è giusto che resti in silenzio, prudente, chi ci vive, tra quelle strade, chi incontra i parenti, chi incrocia le vite irrimediabilmente segnate dal dolore o alla vergogna. 

Tutti abbiamo capito che qualcosa nei racconti finora tracciati non quadra. Bisogna avere la pazienza di far luce, co tempi necessari, evitando di creare mostri, di incitare le piazze ai roghi, o ai giudizi tombali su una comunità. Chi sa parli, e chi non sa non sia accusato di tacere perché colluso, o vigliacco. Chi non sa ricordi, preghi, tenga vivo negli occhi il volto di quel bimbo che ha tanto sofferto, eppure aveva un sorriso così puro, così fiducioso e lieto. 



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