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ANDREA LORIS STIVAL/ Chi sa parli, chi non sa ricordi (o preghi)

Il piccolo Loris Stival è stato ucciso in modo orrendo. I conti che non tornano, le versioni discordanti, quelle tute bianche che fanno perdere la speranza. MONICA MONDO

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Santa Croce Camerina, Ragusa. Come si fa a non parlarne, come ragionarci su, senza scadere nella curiosità morbosa, o in un banale appello al buon senso. Non è la Sicilia delle stragi di mafia, che poi è dappertutto, come si vede dalle cronache. E' quella della mafia che racconta Montalbano: quella delle piazze e delle chiese giallo ocra infiorettate da ghirigori barocchi, che seguono i movimenti del mare. Un paese come tanti, oggi sotto i riflettori per un omicidio efferato, Garlasco, Cogne, Brembate. 

Mi chiedo sempre il perché di quest'attenzione morbosa sul crimine, quando ogni giorno muore una donna ammazzata, ogni giorno si uccide un uomo, ogni giorno un altro muore per strada, o per droga, o in un regolamento di conti. Se l'assassino di Loris Stival l'avessero trovato subito il caso non ci sarebbe, e su quel bambino non si arrovellerebbero criminologi, psicologi, sociologi, pedagogisti e tutto il carrozzone mediatico che si abbevera alle fonti del macabro. Non sarebbe stata meno atroce la sua morte, ma sarebbe corsa via dalle nostre intorpidite coscienze, al più con un sospiro, un brivido nei più sensibili.

E' il giallo sporcato dal noir, che ci appassiona, inutile negarlo, scandalizzati. L'attesa del colpo di scena, l'analisi intima dei protagonisti, come ciascuno li legge da un'inquadratura, dalle righe  vergate da cronisti in caccia di indizi minimi, e confusi, che confondono. Come se si trattasse di un telefilm. Solo che il commissario speciale non arriva quasi mai, al massimo si tratta di équipe, e se manca l'eroe il fascino cala. Le squadre, poi, non sono mai quelle americane che piombano e sciolgono gli intrighi più turpi, sventano il male e ristabiliscono ordine e fiducia nella giustizia. Anzi quando arrivano i Ros, quando si intabarrano nelle tuniche bianche, che poi oggi fanno pensare all'ebola, monta un ineluttabile scoramento, serpeggia il pensiero che non si arriverà a capo di nulla. Che non è vero, ma insomma, ci vuole tempo, col tempo l'interesse scema, si aprono nuove pagine all'orrore, più fresche, più semplici da capire.

Dobbiamo come capita ad ogni fattaccio fare il processo ai media? Ce ne sono ottime ragioni, tutti i giorni. C'è un modo di scavare nella notizia totalmente indifferente ai volti, alle persone, irrispettoso di un ambiente, della sua storia, dei legami reali, soprattutto se si tratta di piccoli paesi. Ora tutti a dire che a Santa Croce Camerina vige un'omertà colpevole, perché la Procura di Ragusa ha riscontrato troppi silenzi agli appelli affannati degli inquirenti. Può darsi, è triste vedere che la gente gira il capo, assalta i giornalisti, rifiuta qualsiasi informativa che possa fornire spunti all'inchiesta.