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MALA ROMANA/ A 40 anni da Pietro Germi, la fiction "diventa" realtà

Pubblicazione:venerdì 5 dicembre 2014

Pietro Germi (1914-1974) (Immagine dal web) Pietro Germi (1914-1974) (Immagine dal web)

Lo scorso settembre il quotidiano Avvenire ha risollevato il tema dei rapporti tra Germi e il cattolicesimo. Esistono lettere che testimoniano una bella amicizia con don Zeno, il fondatore di Nomadelfia. Germi era attratto dall'opera di carità di don Zeno, dalla sua dedizione ai poveri e agli ultimi. Ammirava San Francesco. Si prestò ad interpretare come attore il padre del futuro Giovanni XXIII nel film di Olmi E venne un uomo (per inciso, fu attore protagonista anche ne Il ferroviere, ma si fece doppiare dalla voce italiana di James Stewart). E, secondo il critico Marco Vanelli, scrisse anche una Vita di Gesù vista con gli occhi di Giuda. Arduo comunque pronunciarsi su un tema così personale. 

Infine un'ultima considerazione legata all'oggi. Il cinema di Germi è stato sempre debitore alla pura realtà. Anche oggi la fiction si ispira sempre più all'attualità, specialmente se di cronaca nera. Al di là di un impossibile paragone col neorealismo, notiamo un fenomeno nuovo, inquietante. Si considerino ad esempio i malavitosi romani, come appaiono dalle recenti intercettazioni ambientali: parlano e si comportano come gli attori di Gomorra o di Romanzo Criminale. Se la fiction si ispira alla realtà, talvolta, si ha la sensazione la realtà inizi a modellarsi sulla fiction. Può essere molto pericoloso e fuorviare la vera comprensione dei fatti (si veda a proposito anche l'articolo di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri). Cose che il cinema sincero di Germi certo non conosceva.



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