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Cronaca

OVULI CONGELATI/ Apple e facebook, come prescrivere l'aspirina a un malato terminale

Torniamo a discutere del caso Apple e Facebook, che offrono alle loro dipendenti la possibilità di congelamento ovuli per dedicarsi alla carriera. ANTONELLA BERNI

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Non è difficile comprendere come mai ci siano tanti e dolorosi disaccordi tra il mondo occidentale e quello arabo se anche tra di noi fatichiamo a capirci. Non sempre l’appartenenza allo stesso emisfero o alla stessa religione, a un identico partito o addirittura alla medesima comunità è garanzia di comprensione. Non si tratta di un problema linguistico, naturalmente, quanto piuttosto di una difficoltà nell’accettare differenze culturali. Questo diventa più evidente in un momento in cui le notizie viaggiano sulla fibra e non hanno bisogno di essere stampate per essere lette, o riprese per essere guardate in televisione. 

Ha fatto il giro del mondo in pochi minuti la notizia (e le polemiche) che Apple e Facebook hanno incluso nel pacchetto dei benefici il finanziamento del congelamento di ovuli per quelle donne che vogliono concentrarsi sulla carriera senza essere disturbate dal ticchettio dell’orologio biologico. Da questa parte dell’oceano è una cosa “incomprensibile” voler manipolare la riproduzione. Senza dare però l’ennesima interpretazione moralistica, perché è banale affermare che sarebbe meglio se le donne si riproducessero “naturalmente”, consideriamo che la tecnica di congelamento degli ovuli viene utilizzata da almeno una decina di anni a beneficio soprattutto delle donne che, a causa di un cancro e della conseguente chemioterapia, vogliono salvaguardare la propria fertilità. 

La procedura adesso è disponibile anche per le donne che non sono malate. Perché scandalizzarsi e criticare chi vi accede per posticipare il momento della procreazione? Bisognerebbe allora prendersela anche con i metodi anticoncezionali (anche quelli naturali) che, in modo più semplice, concedono alla donna il libero arbitrio su quando decidere di avere un bambino.

Il congelamento degli ovuli è un falso problema. Da una parte è una procedura fisicamente sfibrante a causa del bombardamento ormonale a cui bisogna sottoporsi, e per avere un certo margine di successo si deve essere giovani per “raccogliere” gli ovuli, almeno al di sotto dei 35 anni. Al di sopra di quest’età la probabilità di avere una gravidanza è del 6-8%, al di sotto del 10-12%.

Le critiche si sono concentrate sulle aziende viste come vampiri sfruttatori che, pur di tener le lavoratrici attaccate alla sedia, fanno di tutto.

Questo punto di vista non tiene conto del fatto che le donne possono scegliere di farlo oppure no, e che dall’altra parte tante comunque desiderano avere una carriera. Questo si scontra con la diversità biologica (rispetto all’uomo che può riprodursi quando vuole) che pone dei limiti in una fascia di età in cui si possono finalmente raccogliere i frutti di anni di gavetta. Il congelamento in realtà appare come una toppa e solleva una questione più profonda che non conosce confini e (sembra) soluzioni. Quella relativa alla condizione della donna eternamente imprigionata tra due fuochi: essere qualcuno e fare la differenza sul lavoro senza tralasciare l’aspirazione ad avere una famiglia.