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PAPA/ Francesco e Benedetto, doppia sfida ai cattolici

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Joseph Ratzinger con Papa Francesco (Infophoto)  Joseph Ratzinger con Papa Francesco (Infophoto)

È il pericolo che tuttavia rischiamo ognuno di noi quando Cristo smette di essere Uno da seguire per diventare Uno che ci serve. A volte è dura ammetterlo e cambiare. Ma con due Papi così appare difficile continuare a negarlo a lungo. Pena l'effetto di trasformare l'amore di un tempo in un nuovo latente furore, in una esplicita e scomposta rabbia, in un ben camuffato grido che sgorga dal profondo del nostro dolore e della nostra solitudine. Un grido che, non riuscendo più a diventare preghiera, rischia di trasformarsi violentemente in un ostentato urlo di battaglia.



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COMMENTI
09/12/2014 - Il grido che non diventa preghiera (Roberto Graziotto)

La cosa che mi ha colpito di più di questo bell'articolo di don Federico Picchetto, sono le ultime righe sul grido di dolore che non diventa preghiera. Credo che qui il sacerdote ligure colga il punto nevralgico di ciò che in gioco nella polemica contro il papa argentino, da parte di una persona come Antonio Socci, che ha meriti innegabili nella comprensione del mondo cattolico, per esempio quello popolare delle tantissime persone che vanno in pellegrinaggio dalla Regina della Pace a Medjugorje. Ma il criterio ultimo per il cattolico romano, e questo già prima del Vaticano I, è il motto teologico: ubi Petrus ibi ecclesia. C'è un certo privilegio giovanneo dell'amore (Gv 21, 22), anche nei confronti di Pietro, ma esso non si mette mai in concorrenza con Pietro (Gv 20, 4-6). Chi vive nella/dalla preghiera non può attaccare il papa come è accaduto negli ultimi mesi.