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PAPA/ Francesco e Benedetto, doppia sfida ai cattolici

Con una strana coincidenza, papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI hanno rilasciato una intervista rispettivamente a "La Nación" e alla Faz. FEDERICO PICHETTO

Joseph Ratzinger con Papa Francesco (Infophoto) Joseph Ratzinger con Papa Francesco (Infophoto)

Doveva finire così. Papa Francesco e Padre Benedetto alla fine hanno parlato in modo esplicito e chiaro, così che a tutti coloro che desiderano seguire la Chiesa di Roma siano evidenti le condizioni e la prospettiva di questa sequela. Improvvisamente tutti i dubbi e le insinuazioni sui due Pontefici, dalla loro legittimità fino al loro magistero, si sono sciolti come neve al sole davanti alle parole pronunciate rispettivamente al quotidiano argentino La Nación e a quello tedesco Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung (edizione domenicale della Faz). 

Due interviste concesse ai giornali dei loro paesi di origine e rese pubbliche quasi in contemporanea con una casualità che appare quanto meno interessante. E se Benedetto sostiene che avrebbe voluto farsi chiamare Padre, e non Papa, dopo la rinuncia del 2013, Francesco mette una parola fine alla soluzione "facile" della comunione ai divorziati risposati optando per una "integrazione" che i due uomini vestiti di bianco esplicano nello stesso modo e negli stessi termini: potrebbero, ad esempio, fare i padrini e le madrine di Battesimo (e dunque di Cresima) e si dovrebbe valutare maggiormente la loro fede all'atto del matrimonio così da rendere — dove occorre — più veloci le procedure per un'eventuale causa di nullità. 

Insomma: sintonia totale. Benedetto arriva alle cronache italiane tramite lanci di agenzia (che quindi vanno cautamente contestualizzati), mentre Francesco è trascritto quasi fedelmente da alcuni siti vicini agli ambienti della Santa Sede. Entrambi dicono parole destinate a far rumore. Ratzinger, infatti, si dichiara in buona salute e sostiene la scelta della rinuncia al ministero petrino come inevitabile viste le sue condizioni fisiche e psichiche. Afferma di non voler assolutamente entrare nel dibattito sinodale sul matrimonio chiosando una volta per tutte che "la gente sa chi è il vero Papa". E lui, Francesco, difende il "metodo sinodale" scelto, cita più volte Benedetto, motiva le sue decisioni sulla Curia Romana, e si pone come garante della sana dottrina, invitando i cattolici a leggere tutte le notizie sul Sinodo e non solo gli slogan coniati dai giornali che vogliono alimentare menzogna e confusione. 

In poche battute coloro che avanzavano ombre di illegittimità sull'elezione di Bergoglio o sulle dimissioni di Benedetto si ritrovano parole luminose che — ancora una volta — mostrano nella scelta del Collegio cardinalizio in favore di Francesco un'indicazione che, soprattutto a posteriori, emerge effettivamente come "guidata dall'alto" e capace di rigenerare la Chiesa con quelle forze e con quelle energie di presenza che Benedetto dichiara di non aver avuto più. 

Ora le cose sembrano cambiate e i due uomini si mostrano consapevoli delle resistenze interne alla Chiesa per questo loro avvicendamento e quindi dei surrettizi tentativi di metterli l'uno contro l'altro, citandoli a sproposito e tirandoli spesso per la "giacchetta" evidenziando una poca propensione a fidarsi di Cristo e del Suo Santo Spirito.  


COMMENTI
09/12/2014 - Il grido che non diventa preghiera (Roberto Graziotto)

La cosa che mi ha colpito di più di questo bell'articolo di don Federico Picchetto, sono le ultime righe sul grido di dolore che non diventa preghiera. Credo che qui il sacerdote ligure colga il punto nevralgico di ciò che in gioco nella polemica contro il papa argentino, da parte di una persona come Antonio Socci, che ha meriti innegabili nella comprensione del mondo cattolico, per esempio quello popolare delle tantissime persone che vanno in pellegrinaggio dalla Regina della Pace a Medjugorje. Ma il criterio ultimo per il cattolico romano, e questo già prima del Vaticano I, è il motto teologico: ubi Petrus ibi ecclesia. C'è un certo privilegio giovanneo dell'amore (Gv 21, 22), anche nei confronti di Pietro, ma esso non si mette mai in concorrenza con Pietro (Gv 20, 4-6). Chi vive nella/dalla preghiera non può attaccare il papa come è accaduto negli ultimi mesi.