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MALATA DI CANCRO E LICENZIATA/ Quell’"etica" che all'uomo e preferisce il menu bio

Pubblicazione:martedì 9 dicembre 2014

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Ma certo: non ci importa sapere se chi lavora per te è single o sposato o separato o omosessuale; se è cattolico o buddista; se è italiano o la sua famiglia è romena, indiana o ebrea. Lo dice la nostra Costituzione, ci mancherebbe. Ma se uno è malato, e malato grave, ci deve importare eccome, della sua storia. Ci deve premere la sua vita, dobbiamo sostenerlo psicologicamente, facilitarlo in tutti i modi, con riserbo e garbo renderne partecipi i capi e i colleghi, appoggiarlo economicamente. Si fa così con le persone. Altre logiche appartengono all'uso dell'uomo come strumento, come valore di mercato, finché risponde alle sue leggi. 

Dunque, vali se rendi. E mi spiace per gli indignati, davanti alla vicenda ingiuriosa della signora Anna. Vale per i bambini selezionati in utero, dopo accurato esame del dna; vale per i bambini abortiti, perché portatori di malattie considerate invalidanti; vale per i vecchi che non servono più a nulla, neppure per essere ascoltati, cui si suggerisce la buona morte come orgogliosa libertà. 

Io valgo, dice la réclame di una famosa ditta di cosmetici. Valgo perché sono. Valgo perché sono creato. Valgo solo per il fatto di esserci, così come sono. Oppure anche la LyondellBbasell ha tantissime giustificazioni per licenziare i soggetti deboli alle sue dipendenze, senza preoccuparsi troppo dell'etica. Ne abbiamo fatto strame, di un'etica staccata dalla persona. Sono certa che alla  LyondellBasell stanno preparando una raccolta fondi per qualche sperduto villaggio africano. Che la mensa offre menù bio e che tutti sanno perfettamente come fare la raccolta differenziata per riciclare gli scarti. Purtroppo le persone non si riciclano in polipropilene.



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COMMENTI
09/12/2014 - Una vicenda strumentalizzata ad arte (Giuseppe Crippa)

Molto probabilmente se la signora oggetto del licenziamento accettasse di cambiare mansione l’azienda le troverebbe un’altra collocazione nel suo organico. Non a caso il Jobs Act, così avversato tra gli altri dallo stesso Vendola che sta cavalcando questa vicenda, prevede che in futuro un’azienda possa cambiare mansione ad un dipendente se l’organizzazione del lavoro, come nel caso di questa dipendente, lo richiedesse. Nel caso la signora Mondo non lo sapesse, questo non è possibile al momento in Italia senza il consenso del lavoratore.