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Cronaca

MALATA DI CANCRO E LICENZIATA/ Quell’"etica" che all'uomo e preferisce il menu bio

In esubero su 132 dipendenti c'era solo lei, Anna, 52 anni, da 25 in servizio, uscita da una devastante percorso nella malattia. Cancro al seno. Licenziata. MONICA MONDO

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La LyondellBasell è una multinazionale che produce e trasforma propilene, polipropilene ed altre diavolerie. Una delle sue tante sedi sparse qua e là per l'Europa è a Brindisi: la situazione è quella che è, i risultati economici sono negativi, il mercato non tira, bisogna ridurre i costi, spingere alla competitività tagliando personale in esubero… Solo che in esubero su 132 dipendenti c'era solo lei, chiamiamola Anna, 52 anni, da 25 in servizio, appena uscita da una devastante percorso purgatoriale nella malattia. Cancro, al seno. 

Non rientra nei piani economici, insomma, e glielo dicono per lettera, proprio sotto Natale, così ha tempo per spedirne un'altra al vecchietto vestito di rosso, chissà che le dia lui la salute e un nuovo lavoro. Che ha fatto mai, la signora Anna, per godere del provvedimento che rientra nella ristrutturazione dell'area finance? Tutti assicurano, nulla. 

Qui non si discute, e ce ne sarebbe, dell'apri e chiudi di aziende che non hanno più voglia di scommettere sul nostro paese, aziende come l'americana LyondellBasell, appunto, che ha già chiuso a Terni, e tagliato pesantemente in altre città italiane. Toccherebbe al ministro delle Attività produttive, e magari alle politiche economiche del governo, fare in modo che ci si fidi dell'Italia, dopo aver goduto di facilitazioni e profitti tali, di solito, da compensare anche i periodi di magra. Toccherebbe magari smetterla coi proclami sul rilancio, puntare sull'ottimismo della volontà, ma frenando quello della ragione. 

Ma torniamo al caso di Anna, e sgombrati i sospetti possibili sulla sua scarsa produttività, che sarebbe stato peraltro giustificata, resta una sola possibilità a spiegare il subitaneo licenziamento. Con una spada di Damocle sul capo, come malata oncologica, Anna avrebbe lavorato meno, e per poco. Avere sul groppone un lavoratore che non rende il dovuto non è sensato, non risponde ai criteri di efficienza e rendimento aziendale. Poco importa che la signora Anna fosse rientrata in servizio prima possibile, che non avesse neppure voluto usufruire di un legge, la 104, che tutela i malati o i familiari di malati gravi. 

Venticinque anni di servizio, e nessun invito alla festa dei dipendenti più fedeli. Venticinque anni di servizio, e i saluti, senza neppure un grazie. Forse i burocrati d'oltreoceano che scorrono dati e vite sui tabulati non sapevano. Strano, però, che la ristrutturazione abbia colpito soltanto lei. Com'è strano che non vengano rinnovati i contratti alle ragazze che aspettano un bambino, che sopra i cinquant'anni non si sappia più dove collocare esperienza e competenze. Purtroppo non è strano per niente. E' terribile che provvedimenti lesivi dei principi e della dignità vengano anche spiegati con  dichiarazioni del tipo: "La nostra politica è non entrare in dettaglio delle singole storie dei dipendenti". Questo scrive l'ufficio stampa.


COMMENTI
09/12/2014 - Una vicenda strumentalizzata ad arte (Giuseppe Crippa)

Molto probabilmente se la signora oggetto del licenziamento accettasse di cambiare mansione l’azienda le troverebbe un’altra collocazione nel suo organico. Non a caso il Jobs Act, così avversato tra gli altri dallo stesso Vendola che sta cavalcando questa vicenda, prevede che in futuro un’azienda possa cambiare mansione ad un dipendente se l’organizzazione del lavoro, come nel caso di questa dipendente, lo richiedesse. Nel caso la signora Mondo non lo sapesse, questo non è possibile al momento in Italia senza il consenso del lavoratore.