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PAPA/ "Senza" il peccato, ci restano solo Freud e il Lexotan

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Quello che irrita è tutta questa importanza che il cristianesimo dà all'uomo. Importanza vuol dire responsabilità, e questa è un'altra parola poco popolare (tranne quando si tratta di accusare qualcun altro, allora saltano fuori le "precise responsabilità"). 

Noi odiamo queste due cose insieme, e Péguy ce lo ricorda con un sorriso. Preferiamo cullarci nel nostro limbo moderno di esseri perennemente irrisolti. Come disse un amico: ci infuriamo se qualcuno ci pesta un piede sul tram e non facciamo una piega se calpestano la nostra dignità. 

Il rischio è che non teniamo più a nulla, che il mondo (ivi compresa la nostra vita) si riduca per noi a una specie di macchina da far andare avanti. Se fosse così, ci sarebbero al massimo errori, inadempienze, disattenzioni. 

Ma prima o poi la libertà irrompe nella nostra vita, con il suo carico di peccato, e allora scatta l'alternativa: o cominciamo a prenderci sul serio, o dovremo accontentarci del lexotan (o del viagra). 



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COMMENTI
03/02/2014 - Che Pasticcio (Andrea Mondi)

Un gran guazzabuglio questo articolo! Si stringe il cuore a veder buttato lì Freud tra lexotan e viagra, tra DNA e neuroni. Forte del suo Peguy, Doninelli vuole farsi beffe di Freud? Che vuole fare parlando di lexotan e viagra... Vuole fare l'intellettuale simpatico e provocatorio? Oggi e non solo oggi va di moda citare Freud, ma il simpatico e banale Doninelli l'ha mai letto? Dopo averci sputato addosso il solito pezzo di cicca masticato e rimasticato, senza più sapore, di Peguy, Doninelli ci parla del cristianesimo e del senso del peccato... Ma il cristianesimo ha perso il senso del peccato e non solo, ma leggendo Doninelli dovremmo dire che ha perso il senno, perché come si può con-fondere in un bel pasticcio Freud e, per esempio, la confessione Cattolica? Confessione psicoanalitica e confessione cattolica sono due cose molto differenti e assolutamente non contrapposte e reciprocamente feconde. È triste vedere come ci si svende all'ideologia giornalistica mettendoci in bocca tanti bei paroloni: Verità, Libertà.. addirittura con le maiuscole.. ma criofilizzati, polvere.. termini senza valenza che rispondono solamente a un linguaggio ideologico ma del tutto privi di un pensiero fecondo e interessante.

 
01/02/2014 - Confessiamoci di più! (Luigi PATRINI)

E' vero che perché la Verità si affermi bisogna "soffrire", altrimenti si cristallizza in ideologia. Il Sacramento della Confessione (o, meglio, come ora si usa dire della Riconciliazione) è il più geniale, naturalmente dopo l'Eucaristia, per almeno due motivi: 1) perché esalta la singolarità unica ed irripetibile della mia persona: la legge è per tutti, ma ciascuno, nella sua singolarità può essere perdonato e riconciliato, senza che però la "materia" del peccato diventi lecita e permessa; 2) mette in evidenza e rende tangibile la Misericordia, che è la qualità più grande del Dio che Cristo ci ha rivelato e fatto conoscere. Peccato che troppi sacerdoti non sollecitino di più a "godere" di questo Sacramento!

 
01/02/2014 - non mi pare (Claudio Baleani)

Il cartello dice la verità e la direzione spirituale la facciamo noi stessi quando decidiamo che il nostro caso va risolto col dire semplicemente che le cose che abbiamo fatto non vanno per niente bene. Prendersela coi cartelli o coi preti significa ridiscutere e cioè rianalizzare quello che già conosciamo benissimo e chi ci ascolta pure conosce benissimo. Che cosa vogliamo scoprire, l'acqua calda? Il silenzio del prete che mi ascolta ha un unico significato: per me c'è ancora una apertura di credito. Ho sbagliato, ma non sono sbagliato. Il Papa si dimostra un grande amico, una persona che sa come si vive.

 
01/02/2014 - La confessione (luisella martin)

Spesso vado a Messa in una chiesa dove, vicino al confessionale, un cartello avverte che la confessione non è la direzione spirituale e quindi i penitenti sono invitati a confessare sinteticamente i propri peccati (e non quelli degli altri, aggiunge il cartello). Cosa avrebbe pensato Davide se, mentre stava meditando la soppressione di Uria, fosse andato nella chiesa di cui parlo per confessarsi? Forse avrebbe deciso di andarsene, forse avrebbe pensato che il confessore non era la persona giusta per risolvere il suo problema! Chi può insegnarci la differenza tra il dolore del peccato e il senso di colpa se non i sacerdoti da cui andiamo a confessarci? Le parole del Papa riusciranno a convincere i sacerdoti che quel cartello non risolve il problema di una buona confessione, ma lo complica?