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PAPA/ "Senza" il peccato, ci restano solo Freud e il Lexotan

Pubblicazione:sabato 1 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 1 febbraio 2014, 13.32

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Non è facile, nel nostro tempo, trovare un'ipocrisia paragonabile a quella che ci salta agli occhi ogni volta che la parola peccato compare nelle nostre conversazioni. Ne ha parlato, con la sua terribile semplicità, Papa Francesco ieri, a Santa Marta, commentando l'episodio biblico di Davide e Betsabea. 

Davide, dice, considera ciò che ha fatto (non solo un adulterio, ma anche, indirettamente, un omicidio) come un problema da risolvere, qualcosa per cui è necessario trovare una soluzione. Tutti noi, ha detto, siamo tentati di fare altrettanto. Il fatto è che non è un problema: è un peccato. 

La cultura che si definisce moderna ha in odio questa parola, anche se poi la confonde (secondo me in malafede) con la colpa. Ora, sarebbe sbagliato sostenere che nella Chiesa non si sia mai usato lo spauracchio del peccato per asservire le coscienze. È successo. Ma di qui a confondere il senso di colpa (che è sempre schiavizzante) con quello del peccato, ce ne corre. 

Quello che irrita, nella parola "peccato", è il suo riferimento alla libertà. Essa ci ricorda che il destino è inchiodato alla nostra libertà. E tante volte ci piacerebbe sbarazzarci della libertà. Meglio la dialettica storica, meglio i riflessi condizionati, meglio le palude della coscienza di cui parla Pirandello, meglio le reazioni inconsce, meglio il Dna e le sinapsi neuronali, meglio tutto. 

Ma ecco un bel brano di Péguy, molto illuminante e pieno d'ironia, tratto dal Mistero dei Santi Innocenti.

"Non mi piace, dice Dio, l'uomo che non dorme.
Colui che, nel suo letto, arde d'inquietudine e di febbre.
Sono favorevole, dice Dio, a che ogni sera si faccia l'esame di coscienza.
È un buon esercizio.
Ma poi non bisogna torturarsi al punto da perdere il sonno.
A quel punto la giornata è fatta, ben fatta e non c'è da rifarla.
Non ha senso tornarci sopra.
Quei peccati che ti danno tanta pena, ragazzo mio,
bè, è semplice:
amico mio, bastava non commetterli
quando eri ancora in tempo.
A questo punto è fatta: dormi. Domani non li rifarai più
"

Tutta l'irritazione che la parola "peccato" ci trasmette si lega a quell'impertinente versetto, bastava non commetterli, che se la ride della dialettica storica, di Freud e del Dna. Perché alla fine è così: tutto il problema (questo sì, è un problema) di una buona educazione alla libertà - che è l'educazione fondamentale - sta nell'educare all'idea che le cose si possono fare e non fare, e che questo dipende soprattutto da noi. 


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COMMENTI
03/02/2014 - Che Pasticcio (Andrea Mondi)

Un gran guazzabuglio questo articolo! Si stringe il cuore a veder buttato lì Freud tra lexotan e viagra, tra DNA e neuroni. Forte del suo Peguy, Doninelli vuole farsi beffe di Freud? Che vuole fare parlando di lexotan e viagra... Vuole fare l'intellettuale simpatico e provocatorio? Oggi e non solo oggi va di moda citare Freud, ma il simpatico e banale Doninelli l'ha mai letto? Dopo averci sputato addosso il solito pezzo di cicca masticato e rimasticato, senza più sapore, di Peguy, Doninelli ci parla del cristianesimo e del senso del peccato... Ma il cristianesimo ha perso il senso del peccato e non solo, ma leggendo Doninelli dovremmo dire che ha perso il senno, perché come si può con-fondere in un bel pasticcio Freud e, per esempio, la confessione Cattolica? Confessione psicoanalitica e confessione cattolica sono due cose molto differenti e assolutamente non contrapposte e reciprocamente feconde. È triste vedere come ci si svende all'ideologia giornalistica mettendoci in bocca tanti bei paroloni: Verità, Libertà.. addirittura con le maiuscole.. ma criofilizzati, polvere.. termini senza valenza che rispondono solamente a un linguaggio ideologico ma del tutto privi di un pensiero fecondo e interessante.

 
01/02/2014 - Confessiamoci di più! (Luigi PATRINI)

E' vero che perché la Verità si affermi bisogna "soffrire", altrimenti si cristallizza in ideologia. Il Sacramento della Confessione (o, meglio, come ora si usa dire della Riconciliazione) è il più geniale, naturalmente dopo l'Eucaristia, per almeno due motivi: 1) perché esalta la singolarità unica ed irripetibile della mia persona: la legge è per tutti, ma ciascuno, nella sua singolarità può essere perdonato e riconciliato, senza che però la "materia" del peccato diventi lecita e permessa; 2) mette in evidenza e rende tangibile la Misericordia, che è la qualità più grande del Dio che Cristo ci ha rivelato e fatto conoscere. Peccato che troppi sacerdoti non sollecitino di più a "godere" di questo Sacramento!

 
01/02/2014 - non mi pare (Claudio Baleani)

Il cartello dice la verità e la direzione spirituale la facciamo noi stessi quando decidiamo che il nostro caso va risolto col dire semplicemente che le cose che abbiamo fatto non vanno per niente bene. Prendersela coi cartelli o coi preti significa ridiscutere e cioè rianalizzare quello che già conosciamo benissimo e chi ci ascolta pure conosce benissimo. Che cosa vogliamo scoprire, l'acqua calda? Il silenzio del prete che mi ascolta ha un unico significato: per me c'è ancora una apertura di credito. Ho sbagliato, ma non sono sbagliato. Il Papa si dimostra un grande amico, una persona che sa come si vive.

 
01/02/2014 - La confessione (luisella martin)

Spesso vado a Messa in una chiesa dove, vicino al confessionale, un cartello avverte che la confessione non è la direzione spirituale e quindi i penitenti sono invitati a confessare sinteticamente i propri peccati (e non quelli degli altri, aggiunge il cartello). Cosa avrebbe pensato Davide se, mentre stava meditando la soppressione di Uria, fosse andato nella chiesa di cui parlo per confessarsi? Forse avrebbe deciso di andarsene, forse avrebbe pensato che il confessore non era la persona giusta per risolvere il suo problema! Chi può insegnarci la differenza tra il dolore del peccato e il senso di colpa se non i sacerdoti da cui andiamo a confessarci? Le parole del Papa riusciranno a convincere i sacerdoti che quel cartello non risolve il problema di una buona confessione, ma lo complica?