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IL CASO/ La trappola del sondaggio che usa i cattolici per "rottamare" la Chiesa

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Il questionario, insomma, non era il conclamato referendum sulla famiglia di cui i giornali progressisti vanno cianciando, né l'impresentabile consultazione democratica denunciata da alcuni house organ del mondo conservatore, bensì la richiesta che qualunque padre di famiglia farebbe al proprio figlio nel caso in cui esso si trovasse ad affrontare problemi difficili o – comunque – molto complessi. Il Papa vuole conoscere e capire, ma – soprattutto – vuole portare tutto davanti a Cristo. Perché la Chiesa senza questo oggetto misterioso, "il Risorto", non si capisce, si riduce, si manipola.

In effetti la seconda considerazione che volevo condividere riguarda proprio il modo con cui il mondo guarda alla morale della Chiesa. Fa impressione vedere contrapporsi due dialettiche mute e infeconde come quelle strettamente connesse al nominalismo o al modernismo. Infatti, da un lato la morale viene presentata come l'esito ineluttabile dei comandamenti del Signore per cui essa, in ultima analisi, sarebbe inemendabile proprio a causa dell'autorità divina che la supporta, dall'altro le prescrizioni dottrinali sono presentate come il frutto di un disegno di potere che la Chiesa tenterebbe di attuare sulla società fin dai tempi del Concilio di Trento, senza aver paura – per raggiungere i propri perversi scopi – nemmeno di praticare un'effettiva ingerenza spirituale sulle libere coscienze dei cittadini occidentali. 

Entrambe queste visioni sono ovviamente stantie e limitate: la morale della Chiesa sorge dall'umanità ridestata in ogni uomo che effettivamente incontra Cristo. Certamente alcune parole provengono da Dio, altre sono frutto del tempo, ma il cuore della morale cattolica sgorga in ogni Io che diventa amico di Dio, al punto che molti convertiti non debbono neppure essere catechizzati sui principi della Tradizione, ma arrivano da se stessi a fare scelte – anche e soprattutto affettive – che la morale della Chiesa da secoli indica come "buone" per la felicità e il bene di ogni persona impegnata a vivere con piena umanità il proprio cammino nel tempo. Proprio per questo ciò che mi preoccupa davvero – in questo sondaggio dell'Univision – è che il sentire di molti cattolici risponde realmente a diversi risultati della consultazione. Ciò mi fa pensare che sia il momento, per tutti, di provare a recuperare il fondamento della morale nella Chiesa, ossia l'esperienza cristiana. Quello che manca al nostro popolo oggi è una coscienza genetica del cristianesimo, una coscienza inerente l'origine delle indicazioni morali, un'origine che non si trova nella cultura del tempo, e neppure nella cieca volontà di Dio, ma nel rapporto che ogni uomo incomincia ad avere con la realtà dopo aver incontrato il volto di Cristo.

Quando abbiamo fatto fuori la realtà e l'esperienza contemporanea dell'amicizia con Dio, lì abbiamo ucciso tutta la nostra tradizione occidentale. Lì, in quel preciso punto, abbiamo cominciato a smettere di essere cristiani per diventare, molto più banalmente, campioni d'indagine utili a una qualunque lobby in cerca soltanto di manipolare il mondo.

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