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IL CASO/ La trappola del sondaggio che usa i cattolici per "rottamare" la Chiesa

Ieri "Repubblica" ha reso noti i risultati di un sondaggio sull'opinione dei cattolici di 12 paesi del mondo. Alto il gradimento di Francesco, insofferenza verso la morale. FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

L'azienda internazionale di consulenza Bendixen & Amandi ha condotto un sondaggio tra i cattolici di dodici paesi diversi per conto dell'emittente americana di lingua spagnola Univision. I risultati sono stati diffusi a mezzo stampa dal Washington Post, da El Pais e da Repubblica, media partner della committenza. L'oggetto dell'indagine era il giudizio degli intervistati sulla morale cattolica e il gradimento di Papa Francesco. Il Papa ne esce fortissimo (con oltre l'80% di giudizi positivi) mentre la morale della Chiesa si ritrova sommersa dalla marea del dissenso (aborto, matrimoni gay, celibato dei sacerdoti, partecipazione ai sacramenti dei divorziati risposati appaiono come tabù che la famigerata "base" chiede al vertice di superare).

Si tratta sicuramente di uno strano sondaggio: strano per i media partner - giornali di matrice dichiaratamente progressista e storicamente avversi alla Chiesa di Roma -, strano per il criterio di analisi - le stesse domande fatte in paesi molto diversi per lingua, storia e tradizione -, strano per le domande poste - associare il gradimento del Pontefice alle valutazioni sulla morale significa infatti creare tra loro un legame simile a quello tra il leader di un governo e l'operato politico del proprio partito. Volendo tuttavia, molto benevolmente, soprassedere su queste stranezze restano sul tappeto almeno altre tre osservazioni che è utile condividere.

Anzitutto la considerazione, non nuova, della Chiesa come un soggetto politico mondano. Leggere ieri, sulle pagine del giornale fondato da Scalfari, i risultati del rilevamento faceva affiorare nella mia mente tutti gli anni in cui il giornale di Ezio Mauro ha tentato – molte volte con successo – di imporre la propria linea alla sinistra italiana: il Papa veniva surrettiziamente invitato a intraprendere una politica di reale rinnovamento dottrinale, con il neanche troppo velato avvertimento che la luna di miele tra Chiesa e stampa sarebbe continuata solo a condizione che la prima rispettasse le aspettative della seconda, cercando di riscuotere politicamente il supposto favore con cui i media progressisti dell'Occidente europeo hanno trattato il primo anno del pontificato di Francesco.

Nell'indebita azione di pressione veniva arruolato anche il famigerato questionario mandato in novembre dalla Santa Sede a tutte le diocesi italiane e che, come parroco, ho avuto occasione di affrontare e condividere con i miei collaboratori. A scanso di equivoci la Santa Sede non ha chiesto alla Chiesa "opinioni sulla dottrina", ma ha semplicemente intrapreso un'operazione di ascolto autentico del vissuto di chi opera alle periferie: il Papa non ci ha chiesto cosa fare con i divorziati risposati o con i matrimoni omosessuali, ci ha semplicemente domandato cosa prevedono le leggi dei nostri paesi, come stanno e che cosa ci dicono coloro che vivono queste situazioni, come trattiamo le singole problematiche.