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RISSA TRA RAGAZZE A BOLLATE/ Anche alla "bulla" (e a sua madre) è dovuta la pietà

Pubblicazione:martedì 11 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 febbraio 2014, 13.40

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La madre della bulla trova la forza di implorare pietà. E’ un donna sola, in una situazione difficile, ma rivendica con orgoglio i buoni principi che hanno mosso l’educazione dei suoi figli, perchè ne ha due, e l’altro non le crea problemi, per fortuna. Ripete che sua figlia ha quindici anni, e chiede di riflettere, prima di giudicare. Serve a cambiare la testa di una ragazzina sciocca e isterica, il massacro mediatico? Serve costringere quel pezzo di famiglia a nascondersi, a vergognarsi, a cambiare quartiere, o città? Non basterebbe una bella lavata di capo, magari da un magistrato, dai suoi insegnanti, con la faccia dura e severa, l’obbligo a passare un pomeriggio ogni tanto ad aiutare qualcuno, foss’anche a pulire i bagni della scuola, e a chiedere scusa alla ragazza offesa?

Non si capacita, quella madre, che tanti ragazzi non abbiano trovato di meglio che filmare col telefonino il fattaccio, e diffonderlo. Tra le risate e gli incitamenti sarcastici. Sua figlia ha sbagliato, deve pagare nelle sedi opportune, ma quelle immagini sbattute in faccia al mondo… E’ quello che non capiamo anche noi. La farsa della presunta libertà della rete. Così libera da impiccarti a un errore, anche se grosso. Così libera da inventarti una personalità, un carattere, di attribuirti parole e pensieri: ci siamo indignati due volte, leggendo i post offensivi e cattivi di questa ragazzina, che rivendicava caparbia le botte sferrate, promettendone altre. Non era lei, dice la mamma, il suo profilo Facebook era stato chiuso dai carabinieri dal primo giorno, quelli che girano adesso sono tutti falsi. Insieme ai fotomontaggi, veri, ai video con le bestemmie e le promesse di morte. E dire che nemmeno a un criminale è lecito comminare la gogna perpetua. Lo direbbe la legge, lo direbbe l’umanità. La pietà è dovuta anche a lui.



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