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LUDOPATIA/ Non basta fermare le sale da gioco per combatterla

Pubblicazione:mercoledì 12 febbraio 2014

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E’ di questi giorni la notizia che il TAR Liguria, con nove sentenze di contenuto analogo, ha ritenuto legittimo il regolamento del Comune di Genova nella parte in cui limita fortemente la possibilità di aprire sale da gioco sul territorio comunale. Secondo gli operatori del settore che hanno impugnato davanti al TAR il regolamento, quest’ultimo, attraverso un ampliamento indiscriminato dei “luoghi sensibili” nelle cui vicinanze non è possibile aprire sale da gioco, addirittura vieterebbe di fatto il gioco su tutto il territorio comunale. In proposito il TAR ha ritenuto che, quand’anche l’applicazione delle norme regolamentari portasse a tali conseguenze, ciò non sarebbe comunque sufficiente a ritenere illegittimo il regolamento del Comune di Genova.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, la necessità di tutelare le categorie più deboli dalle insidie del gioco d’azzardo giustificherebbe il sacrificio della libertà di iniziativa economica degli operatori del settore, pur essendo tale principio sancito in termini generali dall’articolo 41 della Costituzione. Nelle stesse sentenze si chiarisce inoltre che il regolamento comunale in questione sarebbe conforme alle previsioni della legge regionale della Liguria n. 17/2012 e che a sua volta tale legge sarebbe rispettosa dei principi costituzionali di ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, poiché la lotta alla ludopatia rientrerebbe nelle materie della tutela della salute e delle politiche sociali, sulla quale le Regioni hanno competenza.

Le sentenze in questione, valorizzando l’operato delle Regioni e dei Comuni in questo settore, sembrano portare ulteriori argomenti a favore delle tesi di chi vede una netta contrapposizione tra lo Stato che utilizzerebbe il gioco d’azzardo quale fonte di guadagno e le amministrazioni locali che viceversa agirebbero nell’ottica di tutelare le categorie più deboli. La questione merita tuttavia una riflessione più approfondita.

E’ vero che la legislazione statale vigente in materia risulta inadeguata e che ciò è conseguenza anche di un approccio che attribuisce maggiore importanza agli introiti finanziari che derivano dal gioco d’azzardo piuttosto che alla necessità di combattere gli aspetti degenerativi e patologici del gioco che purtroppo da sempre esistono. Significativa in questo senso era stata la proposta (poi ritirata) di introdurre, nell’ambito del decreto “Salva Roma” una norma “punitiva” nei confronti dei Comuni “no slot”, i quali avrebbero ricevuto tagli ai trasferimenti dei fondi ad essi spettanti. Peraltro è in discussione in Parlamento il testo di una legge delega che dovrà indicare al Governo i criteri secondo i quali disciplinare la materia.

Dunque è ragionevole ritenere che in tempi relativamente brevi potrà essere approvata una normativa nazionale in materia maggiormente adeguata alle esigenze attuali rispetto a quella oggi vigente.


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