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SVIZZERA/ Dal Ticino: referendum, la prova di forza con l'Europa ci fa paura

Sinedrio europeo (Infophoto) Sinedrio europeo (Infophoto)

Risultato: aziende locali di artigiani che chiudono, disoccupazione che sale. La più recente beffa subita dal Ticino riguarda il negoziato fiscale e l'accordo sui frontalieri con l'Italia, dove il Governo federale ha colpevolmente tergiversato e commesso sviste madornali, mostrando un disinteresse quasi cinico per i disagi del Ticino. E dopo mesi di ripetuti e inascoltati segnali lanciati dall'economia e dalla politica ticinesi a Berna, la pentola è scoppiata.

Dunque, un messaggio della Svizzera profonda a Bruxelles, e un messaggio dei ticinesi a Berna. Ma era necessario, per inviare questi messaggi, passare da una rischiosa scommessa con l'Unione europea? Chi scrive resta convinto di no. Per quanto i termini dell'articolo costituzionale votato domenica restino vaghi e ancora tutti da precisare (in una laboriosa e lunga trattativa tra i promotori e il Governo che potrebbbe durare anche tre anni), è chiaro che l'introduzione dei cosiddetti «contingenti» (tetti articolati per categorie di lavoratori e per Paesi di provenienza) confligge con la lettera dell'accordo bilaterale tra Sizzera e UE sulla libera circolazione delle persone. E se un accordo venisse disdetto, tutta la costuzione dei bilaterali verrebbe a cadere. Un rompicapo per le rispettive diplomazie. Insomma, se oggi Blocher si gode la vittoria, molti rami dell'economia svizzera tremano al pensiero di dover rimandare i nostri titubanti ministri al tavolo delle trattative sui bilaterali con Bruxelles, dove le mani della Commissione si sono ormai fatte il callo nello schiaffeggiare i nostri rappresentanti.

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