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CANNABIS/ Giovanardi: aver bocciato la mia legge sulle droghe è un danno per i giovani

Pubblicazione:giovedì 13 febbraio 2014

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La Corte Costituzionale ha bocciato la legge Fini-Giovanardi che equipara droghe leggere e pesanti. Secondo i giudici, la norma era stata inserita con un emendamento nella conversione di un decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006, violando così l'articolo 77 della Costituzione. La decisione della Consulta fa dunque tornare in vigore la legge precedente in materia (la Iervolino-Vassalli) che prevede pene più lievi per le droghe leggere. A sostenere l’incostituzionalità della Fini-Giovanardi è stato Giovanni Maria Flick, ex presidente della Consulta ed ex ministro della Giustizia, secondo cui il legislatore “non si è limitato a ricomporre e eventualmente rimodulare diversamente gli oggetti normativi iscritti nel corpo del decreto legge, ma ne ha completamente trasfigurato le sembianze”, creando “un prodotto normativo completamente nuovo, al di fuori di qualsiasi rispetto dei limiti costituzionali del proprio compito”. E’ stato invece Stefano Anastasia, presidente della “Società della Ragione”, a stimare che circa 10mila detenuti "potrebbero beneficiare della bocciatura della legge”: tra questi, "non solo chi é in custodia cautelare, ma anche i condannati in via definitiva, che potrebbero chiedere un incidente di esecuzione per la rideterminazione della pena". Non l'ha ovviamente presa bene Carlo Giovanardi, senatore del Nuovo Centrodestra e promotore della legge, che abbiamo contattato per un commento.

 

Senatore, come giudica quanto deciso dalla Consulta?

 Francamente mi ha sorpreso. La legge è entrata in vigore nel 2006, otto anni fa, e nessuno dei tre governi che si sono succeduti, oltre a quello attuale, ha mai preso alcuna iniziativa per modificarla. Nonostante ciò, la Consulta ha ritenuto opportuno intervenire. Per l’ennesima volta prendo atto che nel nostro Paese la Corte costituzionale può scavalcare il Parlamento senza alcun problema.

 

Cosa pensa invece delle modalità e delle motivazioni con cui è intervenuta?

Anche questi aspetti fanno sorgere molti dubbi. La Consulta non ha bocciato l'intera norma, ma ha confermato numerosi articoli inseriti nella fase di conversione del decreto legge, ammettendo quindi che si tratta di un testo in materia di droga. Ha deciso invece di annullare le tabelle in cui sono inseriti i limiti che determinano la quantità di droga detenibile ad uso personale, sulle quali torna in vigore la legge precedente.

 

Con quali conseguenze?

L’intervento della Corte conferma solamente l’arresto per spaccio di sostanze stupefacenti, ma la Iervolino-Vassalli non identifica con precisione la quantità oltre la quale scatta il reato, quindi andremo incontro a una enorme confusione.

 

Cosa significa invece tornare a diversificare droghe leggere e pesanti?


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COMMENTI
14/02/2014 - Il danno vero per i giovani (Franco Labella)

L'intervista a Giovanardi è la palese dimostrazione di come la base di ogni ragionamento nel merito sia almeno conoscere con chiarezza il meccanismo di intervento della Corte Costituzionale L'ex ministro dichiara di non capire l'intervento della Consulta. Non gli risulta, evidentemente, che la questione arriva direttamente dalla Corte di Cassazione in via incidentale. Con una aggravante: un ex-ministro che dichiara che la Corte ha scavalcato il Parlamento sembra proprio ignorare la funzione di garanzia della Consulta che , ogni volta che dichiara l'incostituzionalità di una legge, "scavalca" ("sic" per usare la terminologia specifica di Giovanardi) chi l'ha approvata. E non meraviglia che una collega di Giovanardi, l'ex ministro Gelmini, la teorica della educazione alla legalità senza lo studio del Diritto,il cui studio è stato da lei eliminato nelle scuole superiori, oggi si agiti parlando di violazione della Costituzione a proposito della "staffetta". Ecco, facessero entrambi un sano "mea culpa" e presentassero un progetto di legge per ripristinare lo studio del Diritto a scuola. Studiare il Diritto servirebbe anche a comprendere i commenti,decisamente diseducativi e non motivati nello specifico, come quelli di Taddei (commentatore di un pezzo redazionale sullo stesso tema) e Giovanardi e leggermente incoerenti come quello della Gelmini. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.