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PAPA/ "Dacci l'amore quotidiano": Francesco e san Valentino, schiaffo al paganesimo

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ieri ha portato in piazza San Pietro 20mila giovani fidanzati. Ogni sentimentalismo è stato cancellato dalle risposte di Bergoglio. CRISTIANA CARICATO

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"Se può consolarti, San Valentino è morto decapitato". Il messaggino è arrivato a prima mattina sul mio telefono da una amica che conosce bene le mie idiosincrasie. E non è solo frutto della mia singletudine, è che il 14 febbraio è vissuto da metà della popolazione mondiale (generalmente quella non accompagnata) con lo stesso fastidio rancoroso disegnato magistralmente da Charles Schulz nelle suo strisce: siamo tutti Charlie Brown o Snoopy a secondo della condizione del momento. Anche se per me la data rossa, che sprizza cuoricini, è da sempre la festa della mia mamma, che del santo ha preso la versione femminile del nome, ho sempre mal sopportato la commistione di ipocrisia, stagnola al cioccolato e tavolini con candele. 

Che ci sia solo un giorno per gli innamorati è follia. Se uno ama, ama sempre. Per questo ero un po' scettica sull'iniziativa del Pontificio Consiglio per la Famiglia che aveva deciso di portare in piazza San Pietro un numero spropositato di giovani coppie, voglio sperare innamorate, pronte a fare il grande passo. Mi era sembrato un cedimento, una resa al sentimentalismo tutto artefatto, ai cupidi pronti a scoccare il dardo, ai cantori dell'amore con colonna sonora. O peggio, voler "cristianizzare" una ricorrenza che, a parte il Santo martire, è completamente iscrivibile nella pagana modernità. 

Mi ero detta che forse aveva giocato un ruolo la provenienza del presidente del Pontificio Consiglio, Mons. Paglia, per qualche anno vescovo di Terni, città di cui san Valentino è patrono. Una botta di nostalgia per le giornate di metà febbraio che da pastore aveva sempre celebrato con i promessi sposi. E invece la componente autobiografica non è rilevante. O almeno non del tutto. La trasposizione di un'esperienza diocesana nel cuore della cattolicità ha una ragione precisa: la presenza di Francesco. 

Il Papa che conosce i palpiti del cuore, il brivido di condurre l'amata in un tango, i versi e le parole della passione, il desiderio e l'attesa. Insomma un Papa che conosce l'amore. Chi meglio di lui poteva spiegare a 20mila giovani fidanzati cosa significa vivere un destino di felicità comune. La cornice, devo dire, era sontuosa. Musica, danze e mani intrecciate, a cui ha contribuito una regia televisiva (sì, l'evento era anche in tv) che ha indugiato su sguardi carichi di complicità, baci fuggevoli e casti, abbracci e note tenere. E poi la scelta di arie, come quella popolarissima di Piovani interpretata da Benigni, che hanno fatto da sottofondo a milioni di storie. Stiamo parlando di versi che prima di sfociare nel dolcissimo "quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai" offrono metafore del genere "la stella polare sei Tu" e "le nuvole fanno un ricamo, mi piove sulla testa un temporale". 


COMMENTI
15/02/2014 - Che bello! (luciano dario lupano)

Non vorrei sbagliarmi ma penso che fossero tutti Impiegati Pubblici, tranquilli e sereni e pieni d'amore; escludo ci fossero disoccupati o quant'altro! E' tutto un Amore, forse, quando hai la pancia piena....