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LETTERA DEL FOGLIO/ Quei finti "laici" che chiedono al Papa di fare politica

Pubblicazione:mercoledì 19 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 marzo 2014, 19.38

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

A essere in discussione, ovviamente, non è tanto il contenuto in sé della denuncia. Esso lamenta gli effetti nefasti provocati dalle decisioni delle Corti e dei Parlamenti dell'occidente globalizzato sui diritti della vita, dell'infanzia e dell'educazione. A sconcertare, piuttosto, è l'oggetto della richiesta in relazione al suo destinatario. Il papa è trattato alla stregua di una qualsiasi autorità spirituale ("Padre Francesco") o – peggio ancora – solamente temporale ("vostra autorità"). Una volta ignorato il santo ministero di cui la sua persona è portatrice, il Vicario di Cristo è incaricato di farsi promotore di una "controffensiva" di tipo plurimo: "di preghiera e di azione pastorale", con riferimento ai cattolici; "di idee", con riferimento ai laici.

A ben vedere, tuttavia, una tale controffensiva sarebbe tale da provocare nei suoi effetti un'inversione di rotta nel magistero di papa Francesco. Sin dall'inizio del suo pontificato, questi più volte e in vario modo ha chiesto alla Chiesa di portarsi verso le periferie esistenziali; di trasformarsi in una specie di "ospedale da campo dopo una battaglia", al fine di curare le ferite di ciascuno. E ciò non già per ignorare le responsabilità della Chiesa in ordine alla tutela dei diritti richiamati, bensì, paradossalmente, proprio per consentire una relativa piena tutela avendo riguardo alla totalità delle esigenze ed evidenze originarie dell'uomo.

"Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus" (A. Spadaro, La Chiesa, l'uomo e le sue ferite: l'intervista a papa Francesco, Avvenire19 settembre 2013). In definitiva - verrebbe da dire - più attrattiva e meno militanza.

Rispetto a tale orientamento pontificio, tuttavia, la richiesta di una "controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee" ha un duplice deflagrante effetto, indipendentemente dalla buona fede di tanti sottoscrittori. Essa non si risolve solo nella contestazione delle ragioni del (presunto) silenzio del pontefice in ordine alle richiamate questioni controverse; più ancora, apre la via a una critica di "laici e cattolici" sull'opportunità (se non proprio sull'ortodossia) del magistero di Francesco. Una critica plateale, globalizzata, pubblicata sul web, in più lingue e per giunta in occasione del primo anniversario delle dimissioni di Benedetto XVI; quasi a marcare una (irreale) differenza fra i due (più battagliero l'emerito e più relativista il regnante); quasi a dimenticare che quelle dimissioni avvennero, come ebbe a sottolineare l'anziano pontefice, per "il bene della Chiesa".


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COMMENTI
19/02/2014 - Lettera (luisella martin)

La lettera potrebbe essere anche bella (io non l'ho letta e non mi interessa farlo), ma coloro che l'hanno sottoscritta hanno semplicemente sbagliato indirizzo. Non avere inviato la lettera al parlamento belga o europeo o ad altre organizzazioni, ma averla indirizzata proprio al Papa, chiarisce il bisogno di scaricare su altro/altri le proprie responsabilità. Responsabilità civili, politiche, morali che abbiamo tutti, credenti e atei, sacerdoti e laici, onesti o pedofili che siamo. Credo che la mancata assunzione di responsabilità personale sia anche la causa della situazione di stallo in cui la politica italiana é caduta. Se in tanti anni, fra prima e seconda Repubblica, non si sono fatte le riforme opportune, é perché tutti noi italiani "si stava bene così!" Perciò a parole sostenevamo questo partito o quello, ma nei fatti sapevamo che l'unico pericolo per noi era "cambiare". Cambiare avrebbe potuto significare dividere il proprio appartamento come si faceva in Russia ed ecco che nacque il pericolo comunista che si affrettò a rassicurare i lavoratori ...

 
19/02/2014 - hanno chiesto al Papa di essere una guida (Claudio Baleani)

L'unico motivo per non firmare è che il Papa è già una guida. Come diceva un operaio di mio padre che mi vedeva in cantiere stanco la mattina: "più pappa, meno pipp..".

 
19/02/2014 - Lucidità (Giovanni Assogna)

Ringrazio l'autore dell'articolo. La lucidità delle sue considerazioni è di aiuto.