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LETTERA DEL FOGLIO/ Quei finti "laici" che chiedono al Papa di fare politica

Pubblicazione:mercoledì 19 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 marzo 2014, 19.38

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Ma chi è il custode del "bene della Chiesa", il papa o i "laici e cattolici"? La domanda non è provocatoria. Intende piuttosto evidenziare l'equivocità cui si presta la Lettera del Foglio. Essa, anzi, induce a riflettere sul senso dell'obbedienza nella Chiesa e sul ruolo dei laici.

Sul primo punto, mi è caro ricordare l'obbedienza che don Giussani manifestava verso le gerarchie ecclesiastiche, compromettendosi con le relative scelte storiche anche se non condivise. Emblematico fu il caso del referendum sul divorzio del 1975, alla cui iniziativa egli aderì nonostante alcune riserve (dimostratesi poi fondate) e solo per obbedienza verso l'apposita richiesta della Conferenza Episcopale Italiana: "[CL fu] l'unica organizzazione cattolica italiana che diede sistematico appoggio alla campagna per il «sì» al referendum abrogativo; un appoggio nel quale – si noti – ci impegnammo per obbedienza all'autorità ecclesiastica. Per parte sua, infatti, CL non sarebbe stata pienamente d'accordo sull'utilità di un'iniziativa del genere nelle circostanze date" (L. Giussani, Il movimento di Comunione e liberazione, Milano, 1987, 130). 

Per non dire della devozione che egli mostrava verso il pontefice, anche quando non si riconosceva in talune sue insistenze storiche. A proposito di Giovanni Paolo II una volta ebbe a scrivere: "Il Papa in ginocchio non mi suggerisce un'immagine di debolezza. Mi ricorda piuttosto lo Spartaco antico, che si erge in tutta la statura della sua umanità in un gesto supremo di libertà, come esempio offerto per la sempre desiderata felicità di tutti e di ciascuno" (L. Giussani, La Repubblica, 15 marzo 2000).

Sul secondo punto, riguardante il ruolo dei laici, vien da chiedersi cosa residuerebbe agli stessi se il giudizio e la "controffensiva" verso le contraddizioni della storia fossero direttamente appaltati dal pontefice: quali spazi di rischio e d'intrapresa (culturali, politici, economici, ecc.) resterebbero a disposizione dei singoli? In cosa potrebbe consistere il contributo creativo di ciascuno? 

Il pensiero corre subito ai lavori dell'Assemblea costituente e al problema che si pose con riguardo alle gerarchie vaticane, propense all'instaurazione di un modello di Costituzione tale da rendere lo Stato il luogo dell'elaborazione dei valori etici e religiosi. Le prese di distanza che Alcide De Gasperi rivendicò persino in tema di libertà religiosa verso quelle gerarchie, furono molteplici, sofferte e riservate (G. Sale, Il Vaticano e la Costituzione, Milano, 2008, spec. 151). Il rilievo è tanto più pregnante, se paragonato alla sottoscrizione della Lettera del Foglio addirittura di un senatore della Repubblica italiana: come può un politico di uno Stato laico chiedere a un pontefice il supporto di una "controffensiva di idee" su tematiche di principale propria pertinenza? Ha già esaurito lo spettro delle potestà riconosciutegli dalla Costituzione per agire al riguardo? E, soprattutto, perché invocare il ritorno alla teologizzazione della politica, perché chiedere alla Chiesa di sponsorizzare le richieste della politica, ora che quest'ultima è finalmente autonoma, ora che l'epoca del cesaropapismo è definitivamente tramontata?


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COMMENTI
19/02/2014 - Lettera (luisella martin)

La lettera potrebbe essere anche bella (io non l'ho letta e non mi interessa farlo), ma coloro che l'hanno sottoscritta hanno semplicemente sbagliato indirizzo. Non avere inviato la lettera al parlamento belga o europeo o ad altre organizzazioni, ma averla indirizzata proprio al Papa, chiarisce il bisogno di scaricare su altro/altri le proprie responsabilità. Responsabilità civili, politiche, morali che abbiamo tutti, credenti e atei, sacerdoti e laici, onesti o pedofili che siamo. Credo che la mancata assunzione di responsabilità personale sia anche la causa della situazione di stallo in cui la politica italiana é caduta. Se in tanti anni, fra prima e seconda Repubblica, non si sono fatte le riforme opportune, é perché tutti noi italiani "si stava bene così!" Perciò a parole sostenevamo questo partito o quello, ma nei fatti sapevamo che l'unico pericolo per noi era "cambiare". Cambiare avrebbe potuto significare dividere il proprio appartamento come si faceva in Russia ed ecco che nacque il pericolo comunista che si affrettò a rassicurare i lavoratori ...

 
19/02/2014 - hanno chiesto al Papa di essere una guida (Claudio Baleani)

L'unico motivo per non firmare è che il Papa è già una guida. Come diceva un operaio di mio padre che mi vedeva in cantiere stanco la mattina: "più pappa, meno pipp..".

 
19/02/2014 - Lucidità (Giovanni Assogna)

Ringrazio l'autore dell'articolo. La lucidità delle sue considerazioni è di aiuto.