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ABORTO/ Che fine ha fatto la tanto decantata liberté?

Pubblicazione:domenica 2 febbraio 2014

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Riporto di seguito la sua frase che intende dare una spiegazione, sicuramente tecnica, di questo fenomeno: “L’amore parentale”, osserva Freud, “così commovente e in fondo così infantile, non è altro che il narcisismo dei genitori tornato a nuova vita. Tramutato in amore oggettuale, esso rivela senza infingimenti la sua natura”.

Sappiamo, però, che il tramite tra l’amore di sé e l’amore del figlio è costituito dal bambino immaginario, da quella figura intermedia tra Io e l’altro, che l’evoluzione rimuove nell’inconscio. Ma che da lì cerca di riapparire sulla scena della vita utilizzando quegli stratagemmi che chiamiamo “derivati dell’inconscio”.

Esso compare nei sogni, nei giochi, nei sintomi, nella rêverie e, in questo caso, negli atti mancati che si dimostrano così, come dice Lacan “discorsi riusciti”. Le gravidanze indesiderate, in quanto irruzioni dell’inconscio, esorbitano, in un certo senso, dalle nostre possibilità di previsione e di controllo, che potranno eventualmente subentrare in un secondo tempo con il ricorso all’aborto volontario. In questi casi l’aborto costituisce la conseguenza della mancata elaborazione di un “grembo psichico” in cui la gravidanza possa trovare il necessario accoglimento mentale. In un certo senso è venuta meno la sincronia tra il tempo impersonale dell’inconscio e il tempo storico del soggetto. D’altra parte non si può prospettare un’umanità che abbia completamente bonificato l’inconscio Io, addomesticato le sue indomite e indistruttibili risorse. Relegate a un livello psicologico estremamente primitivo, isolate dalla barriera della rimozione, rimangono però sempre pronte a far valere le loro pretese, a conquistarsi in qualsiasi modo il soddisfacimento” (cfr. Il bambino della notte di Silvia Vegetti Finzi).

Se, dunque, la fraternità viene sbandierata come un vessillo, come tirarsi indietro per chiudersi in un mondo solo individualista, solo privatistico, dove l’altro viene misconosciuto come persona che interpelli la mia vicinanza, la mia solidarietà? A Milano sappiamo che il 60% delle donne che interrompono la gravidanza compiono questo gesto con grande sofferenza, sopraffatte da motivi economici che potrebbero essere affrontati e risolti con un minimo di solidarietà da parte di tutti i cittadini. Si potrebbe vivere concretamente la fraternità-solidarietà, con un minimo contributo (in altri tempi ho lanciato la proposta della rinuncia a qualche caffè da parte di ciascuno) e con una solidarietà vissuta come valore fondante la società. Come recita la famosa frase, liberté, égalité, fratérnité, la vita avrebbe anche il sapore della speranza e le ideologie non inquinerebbero più i rapporti tra gli uomini.



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