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NAPOLI FALLITA/ Ma è sempre colpa di "qualcun altro"

Pubblicazione:sabato 22 febbraio 2014

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli (Infophoto) Luigi De Magistris, sindaco di Napoli (Infophoto)

E’ così vomitevolmente inqualificabile la condizione in cui, a Napoli, la classe politica ha lasciato decomporsi il bilancio locale, e il modo in cui la cosiddetta “società civile” ci ha marciato, che bisogna autocontrollarsi per non scadere nei luoghi comuni e nell'invettiva. Ma la denuncia impietosa della Corte dei conti sulla situazione del bilancio pubblico della città di Napoli, che è ormai tecnicamente fallita, non permette interpretazioni morbide.
Da un lato, un ceto politico – va detto, da oltre vent’anni guidato dalla sinistra in Comune e a lungo anche in Regione – commette in pratica scientemente del falso in bilancio, se consideriamo che accreditano come incassate le imposte teoricamente dovute dai cittadini e le multe comminate, pur sapendo assai bene che (purtroppo) quegli importi non saranno mai incassati perché il tasso di evasione è lunare, e strumenti coercitivi efficienti non ne esistono; dall’altro lato, una popolazione che per il 50% evade le tasse e le multe, in sostanza – l’espressione forte è d’obbligo – “se ne fotte” dello Stato. Non paga e non pagherà, e quindi ogni giorno che passa approfondisce il “buco” nei conti comunali.
Tutta povera gente? Tutti sottoproletari urbani che non superano la terza settimana? Macchè. Se si consultano i dati Istat sui consumi delle famiglie, il valore di quelli del Sud sono del 20% inferiori alla media nazionale, non certo del 50%. Multe e tasse vengono evase perché lo Stato non c’è, la sensazione di impunità e proterva, e la spontanea adesione ai doveri dei cittadini non è percepita. Colpa dei singoli, nei loro quotidiani comportamenti come nel comportamento elettorale, che periodicamente continua, ciecamente, a premiare – trasversalmente ai partiti – i peggiori campioni del voto di scambio.
Una situazione allucinante, da evocare – questa sì, non è un’iperbole – come unica soluzione quella del commissariamento a lungo termine, con una protratta sospensione dell’autonomia locale e un presidio capillare da parte delle autorità centrali di tutti i gangli della vita amministrativa locale.
Certo, non tutta la Campania soffre della stessa sindrome. Basta scendere a Sud per altri 50 chilometri e a Salerno sembra di stare in un altro mondo. Ma ancor di più allora sorge insopprimibile una reazione di protesta e ribellione a uno status quo che, alla fin fine, non mancherà di scaricarsi sui conti nazionali e quindi nelle tasche di chi le tasse le paga. L’attitudine piagnona di un certo risorgente meridionalismo che accusa sempre “qualcun altro” dei mali del Mezzogiorno, di fronte a queste evidenze dovrebbe avere il pudore di autocensurarsi.



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COMMENTI
27/02/2014 - Risposta/commento (Antonio Romano)

Egregio Dottore Sergio Luciano, Visto il tono del suo intervento mi aspettavo una conclusione diversa: quella solita, che siamo tutti camorristi! Da quando tempo manca da Napoli? Da quanto tempo manca dalle viscere di questa città? Dice le solite cose, molte anche vere, ma con la stessa posizione cinica e indifferente di tutti quelli che per davvero hanno voluto affossare questa città . Posizione cinica che ultimamente ha generato il meridionalismo piagnone di cui Lei parla. Certo da un giornalista come Lei non ci aspetteremmo solo fango ma qualcosa di più . Per esempio venga a vedere a Napoli a Rione Sanità , quartiere ad alta intensità criminale, come la gente che lei disprezza ha deciso di rimanere e lavorare per il futuro dei giovani. Ogni giorno senza alcuna assistenza da parte di quello Stato a cui bisogna pagare le tasse che lei giustamente richiama. E tutto ciò è ben noto alla redazione del Sussidiario che farebbe bene, ogni tanto, ad ospitare qualche contributo di gente che vive a Napoli e non parla di Napoli da lontano. Approfitto per dare la solidarietà alla famiglia di Edoardo De Falco, Panettiere di Casalnuovo (NA) che si ucciso perché tartassato da uno Stato che qui, dott. Sergio Luciano, è ancora forte con i deboli e debole con i forti. Ben venga più Stato, più caserme dei carabinieri ma anche più società, più lavoro e meno luoghi comuni. Cordialmente Antonio Romano