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PANETTIERE SUICIDA/ Eduardo e quel groppo nero dell'ingiustizia così difficile da ingoiare

Pubblicazione:sabato 22 febbraio 2014

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Tutte le mattine Eduardo De Falco solleva la saracinesca della sua panetteria ed ogni mattina l’oppressione e la fatica aumentano, svanisce l’entusiasmo che metteva all’inizio nel suo lavoro; ripensando all’emozione che aveva provato all’apertura del negozio, ai complimenti degli amici, la trepidazione dei parenti, non può che ammettere che tutte le aspettative sono andate distrutte.

Si era sentito un ingenuo, non era stato capace di valutare i costi come gli aveva detto il commercialista; questo nel suo bell’ufficio con le segretarie, quando calcolava le tasse e gli faceva scivolare sulla scrivania gli F24 da pagare al 16 del mese mentre lui non aveva il coraggio di dirgli che non aveva più soldi sul conto, e aggiungeva pure la sua fattura che era l’ultimo colpo, lo faceva vergognare a tal punto che non gli chiedeva neanche se poteva aspettare ad essere pagato; non voleva altro che andarsene in fretta, anche se qualcosa gli diceva che se lui e gli altri come lui avessero smesso di lavorare il ragioniere non avrebbe potuto più permettersi la sua macchina nuova; così le tasse, era sicuro che se fossero state semplici da capire il commercialista avrebbe approvato? Perché non lo lasciavano semplicemente lavorare? E già così era difficile.

Una specie di senso di persecuzione lo tormentava, una visione della realtà che si distorceva; tutti gli sembravano nemici, tutti volevano approfittare di lui. Aveva cominciato a guardare storto anche gli amici, che non gli credevano quando diceva che era stanco; voi commercianti, fate presto a metter via qualcosa, basta che non fate qualche scontrino… Sempre quel nodo in gola, non crederebbero mai cosa vuol dire restare in negozio e non vedere entrare nessuno, non sanno cosa ti passa per la testa quando continui a fare le somme degli scontrini del pane e delle pizze e ti accorgi che è una via senza uscita, non bastano, non basteranno mai, neanche copriamo la bolletta dell’Enel e le tasse delle insegne; e se finalmente entra qualcuno, devi sorridere e comportarti come se fosse uno dei tanti già entrati, che non noti quanta merce c’è ancora sul banco… 

Con un bel sorriso, asciugandosi le mani nello strofinaccio, aveva accolto anche quel tizio, credendo fosse un cliente; ma aveva visto quasi subito la triste ventiquattrore e la giacca da sconosciuto. Infatti gli aveva fatto vedere il tesserino, appoggiata la borsa aperta sul tavolo e tirato fuori un fascio di carte, è incredibile la paura che ti può mettere un fascicolo di fogli intestati, anche quando sei un uomo adulto e hai già tre bambini. 


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COMMENTI
03/03/2014 - Ricordando mio fratello (cinzia mazzone)

Mio fratello minore aveva studiato all'istituto alberghiero: a differenza della tradizione familiare in cui eravamo tutti lavoratori dipendenti, lui voleva diventare cuoco e mettersi in proprio: La prima volta rilevò una mensa, ma il socio scappò coi soldi, e noi della famiglia lo aiutammo ( anche i miei genitori con una sola pensione in 2); poi andò alle dipendenze, e lavorava molto, ma siccome si portò a casa un pezzo di formaggio, perchè non aveva cenato(era giovane) dovette risarcire la titolare, che lo aveva denunciato, con alcuni risparmi dei miei genitori; infine aprì una gastronomia, ma fu soppiantato in 3 mesi da tasse e multe per la ventola, o la tettoia alla vetrina ecc.: dormivano in 4 nel soppalco del negozio, perchè avevano lasciato l'alloggio d'affitto, poi siccome anche mia cognata s'infortunò, prese una commessa: ma senza soldi e tasse da pagare in anticipo, mio fratello voleva buttarsi nel Po: mia madre vendette un piccolo terreno ereditato e lo aiutò, perchè lui aveva 33 anni e voleva farcela: Ci riuscì a riprendersi,lavorando 14 ore al giorno, ma non curando una broncopolmonite e scompenso cardiaco (faceva una pausa di 7 giorni a settembre), morì a soli 53 anni: mi chiese di far dire le Messe gregoriane, ma non ne ho le possibilità. Spero che Dio sia misericordioso nella sua Mensa eterna.

 
22/02/2014 - quel giorno... (loris SOleri)

Prima di tutto questo articolo non fa capire bene i fatti. Non li racconta. Si fa della poesia inutile e fuori luogo, urticante. Secondo: auguro una morte atroce, in questa vita, col tempo di pentirsi se vogliono, a questi servi delle istituzioni. La finanza a Napoli ha tempo da perdere con i panettieri? Bene. Morite! Andate e bruciate all'Inferno. Perché arriverà quel giorno. E sarà d'ira. Si salvi chi può. Cani!

 
22/02/2014 - commento (Diego Perna)

Non è un'ingiustizia che ha tolto la vita al sig. Eduardo. solo state le leggi che affossano, nel senso ormai non solo figurato del termine, le persone oneste che cercano di tirare avanti una famiglia. Sì, perché anche in questo caso è la famiglia ad essere offesa e boicottata. Tra l' altro la moglie poteva trovarsi al lavoro in maniera del tutto occasionale, in un momento che il marito ad esempio, non stando troppo bene in salute, e non ci sono ammortizzatori per il lavoratore autonomo, ha chiesto alla persona piú vicina a sé, di essere aiutato. Gli autonomi sono tassati oltre misura e non ce la fanno piú a pagare i privilegi di chi detta le regole. Ciò che mi rattrista e nello stesso tempo mi fa rabbia è che non sarà l'ultimo a togliersi la vita per cause economiche della propria attività. P.s Non è la piccola fiammiferaia, cui viene da pensare leggendo questo articolo, perché e successo questa settimana. Buona Giornata