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PAPA/ Francesco e Ratzinger, il "doppio" abbraccio del padre e del figlio

Ieri papa Francesco ha creato 19 nuovi cardinali. Ha deviato dalla processione per salutare Benedetto XVI, nella sua prima uscita pubblica dal 28 febbraio scorso. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco verso Benedetto XVI, ieri al Concistoro (corriere.it) Papa Francesco verso Benedetto XVI, ieri al Concistoro (corriere.it)

Francesco naviga nel corridoio centrale della Basilica Vaticana, mentre un centinaio di mozzette e berrette rosse incastrano i propri sguardi sul suo volto assorto, compenetrato, intenso. Poi superata l'ultima fila, illuminata di bianco e porpora, si lancia verso l'unico altro uomo candido dalla testa ai piedi. Spalanca le braccia prima di raggiungerlo e lo accoglie nel suo spazio diventato improvvisamente immenso. 

Sarà che Ratzinger è invecchiato, che ormai siamo abituati alla stazza e alla vitalità dell'argentino, che l'abbraccio era inaspettato alla vigilia, ma quell'istante ha reso inutile lo splendore della Basilica e il fascino del rito di creazione cardinalizio. Inutile perché niente può gareggiare con la bellezza di quei due uomini che si riconoscono reciprocamente padri, pur essendo indubbiamente figli, l'uno dell'altro. A destra dell'inquadratura, consegnata dalla regia del Centro Televisivo Vaticano, quell'anziano teologo che ha fatto dell'umiltà il segno della sua grandezza, la papalina in mano, come i contadini e i professori quando mostrano rispetto, a sinistra il pontefice appoggiato alla sua croce, il Papa a cui piace rompere gli schermi, persino provocare. 

Si stringono: un'unità visibile, impareggiabile, spiazzante che non ammette obiezioni e non annulla il senso della gerarchia. Da una parte il successore di Pietro, dall'altra la docilità di chi gli ha promesso obbedienza prima ancora di conoscerne il volto e il nome. Basterebbe questa immagine, straordinaria, per consegnare il primo concistoro targato Bergoglio alla storia. Ma c'è anche la parola che Francesco sussurra incollando gli occhi sul viso di Benedetto. Grazie. Si saprà dopo che è stato proprio il pontefice argentino ad insistere per quella presenza inedita e preziosa dentro la magnificenza espressa dal Concistoro. Ha voluto lui, Francesco, Joseph Ratzinger dentro quella promessa di Chiesa nuova, alle spalle dei nuovi cardinali, isolato dalla massa di porpore, ma allineato. Il Papa emerito, a lato dei Patriarchi, in un posto che una regia sapiente ha individuato senza cedere ad isterismi. 

È toccato poi al Segretario di Stato, Parolin, accompagnare con le parole quella mutazione genetica del cerimoniale, quando nel suo saluto a Francesco, ha indirizzato "uguale affetto e venerazione" al Papa emerito, "Sua Santità Benedetto XVI", esprimendo una letizia comune ai tanti presenti. L'applauso è scattato lì. Mentre Ratzinger piegava il capo, tentando invano di sottrarsi, di scivolare nell'insignificanza, pur di non ferire l'autorità del successore. 

Poi ha avuto un sussulto e ha avvicinato la mano alle labbra per lanciarla all'indirizzo dell'altare. Se non fosse che non ho mai visto fare niente del genere al pontefice tedesco giurerei che si trattasse di un bacio. Di quelli che i nonni, inteneriti dall'età, mandano ai nipotini, per avvolgerli d'amore contro i pericoli del mondo. 


COMMENTI
24/02/2014 - Grazie (luisella martin)

Grazie per avermi dato i particolari della cerimonia che non conoscevo e che mi riempiono di gioia! Sono questi i momenti in cui sperimento un po' della serenità gioiosa di Pietro sul Tabor. Fra i tanti libri acquistati di Francesco e di Benedetto XVI, non so mai quale aprire: entrambi mi portano a sperare che quella gioia e umiltà che traspare da ogni loro parola, susciti, anche nei preti, il bisogno urgente di conversione.