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IL FATTO/ La "normalità" del male: incontrare un tassista e ridurlo in fin di vita

Un diverbio per strada a Milano. Un taxista, Alfredo Famoso, viene aggredito da un uomo di ritorno dal supermercato. Colpito, cade, sbatte la testa. È in coma. LUCA DONINELLI

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Com'è difficile esercitare, anche soltanto a parole, una briciola di giustizia! Un uomo di sessantotto anni, un taxista di nome Alfredo Famoso, è a terra privo di sensi, sull'asfalto di una bella via milanese. Le prime cronache dicono: massacrato a colpi di bottiglia. Movente: un battibecco su una precedenza. L'assassino si è dileguato. 

Torna alla mente il triste ottobre del 2010, quando un collega di Famoso, Luca Massari, per aver messo sotto (senza colpa) un cagnolino veniva ridotto in fin di vita dalla proprietaria, dal fratello e dal fidanzato di lei: tre bestie. Quell'episodio aveva inquietato profondamente la città, che all'improvviso vi si specchiava, tutta: sì, Milano era anche questo. Era responsabile anche di questo.

Ma le somiglianze finiscono qui. E comincia una storia diversa. In questa c'è un uomo di quarantanove anni, consulente informatico, precedenti per lesioni, due figli avuti da due donne diverse e un terzo in arrivo dalla compagna attuale, ormai all'ottavo mese di gravidanza. 

È un altro tipo di uomo, il suo è un romanzo diverso. Le cronache successive ci dicono che non se n'è andato via subito, che sulle prime Famoso non sembrava stare così male. L'uomo, che era appena uscito dal supermercato, aveva scagliato una confezione d'acqua contro il taxi di Famoso, danneggiandogli lo specchietto.

Famoso scende piuttosto arrabbiato, volano insulti, poi quello lo colpisce alla testa, Famoso cade, e cadendo batte di nuovo la testa contro la ruota di scorta di una Jeep, e poi ancora sull'asfalto. 

Arriva un maresciallo dei carabinieri al quale l'uomo dà generalità false prima di andarsene, pensando che in fondo non è successo nulla di grave. Ma rintracciarlo non è difficile: veniva dal supermercato, dunque abita in zona. Infatti lo rintracciano e lo portano in questura. La donna ha un mancamento, bisogna prendersi cura di lei. 

Si affaccia così alle finestre della cronaca nera un tipo d'uomo delle retrovie, che i riflettori illuminano di rado. Non è un criminale, non è una bestia, non è una brava persona, è qualcosa di diverso da tutto questo. Un uomo di quarantanove anni che ha tre figli da tre donne diverse, ha precedenti per lesioni, e fa (questo, chissà perché, mi colpisce più di tutto) il consulente informatico, ossia il precario a oltranza. 

Di fronte a un piccolo problema, quest'uomo reagisce in modo casuale, preterintenzionale. La sua azione somiglia a tutto ciò che sappiamo di lui, compresa l'idea puerile di fornire un falso indirizzo. 


COMMENTI
25/02/2014 - Quante cose ci insegna il Signore. (claudia mazzola)

Un dì per un parcheggio un signore mi ha sbraitato contro, violento, spaventata non ho reagito,lui strabuzzando gli occhi se ne è andato. Al male bisogna stare di fronte come Qualcuno ci ha insegnato porgendo l'altra guancia, forse ha proprio ragione.