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Cronaca

IL FATTO/ Se lo Stato assassino dà fuoco a un barista di Monza

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Ecco la domanda cruciale. Se le attività produttive dei cittadini e, con esse, la vita concreta degli stessi, non sono mai un mio problema, ma esclusivamente un bancomat da espugnare ogniqualvolta esigenze improrogabili di bilancio si affaccino all’orizzonte, a che serve la politica?

A cosa serve lo Stato? A cosa servono le amministrazioni locali? Nelle fiamme che hanno avvolto il commerciante di Monza, c’era dentro anche tutta questa potenza di fuoco della mente civica e civile, che anche in Lombardia, terra che ha dato i natali a Manzoni, cattolico liberale attento alla terra e alla morale, e – insieme – al laico Cattaneo, anch’egli fautore dell’amicizia civica sui territori, a quanto pare, sta subendo attacchi di non piccolo momento.

Non si tratta tanto di levare alti lai al cielo o riedificare il moralismo d’accatto anni 90, quanto di riflettere sulla portata potenzialmente criminogena di ogni potere pubblico non in grado di recuperare e restaurare, alla bisogna, le condizioni elementari della convivenza e dell’ascolto attivo delle ragioni degli attori operanti sui territori. Si tratta cioè di uscire fuori dalla logica diabolica dell’indignazione, nuova edizione postmoderna del modello Tangentopoli, per riabbracciare il principio di realtà.

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COMMENTI
26/02/2014 - Stiamo sempre ai fatti (Giuseppe Crippa)

Raramente ho letto un commento di così grande insensibilità. Neanche una parola per il commerciante che si è dato fuoco e neppure un cenno di compassione per i due vigili feriti nel tentativo di soccorrerlo. Solo un rilievo di tipo burocratico e la messa sullo stesso piano di un po’ di rumore in più per 300 persone contro la rovina economica di pochi individui. Vorrei proprio vedere se il signor Bancale, gli capitasse qualche serio problema economico, “starebbe ai fatti”…

 
26/02/2014 - Stiamo ai fatti (Umberto Bancale)

Questa attività era prevista dal progetto originale che era stato depositato e visto da tutti senza, allora, obiezioni. Ci sono ora pochi individui che reclamano a fronte di più di 300 persone che ritengono necessari i lavori. I gesti estremi non possono condizionare le decisioni prese nell'interesse dei molti