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PAPA/ Perché ai complottisti non bastano nemmeno le parole di Benedetto XVI?

Pubblicazione:giovedì 27 febbraio 2014

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Ora, se le parole molto chiare di Benedetto al momento del suo gesto rivoluzionario, le poche apparizioni pubbliche incastonate in un isolamento totale, la perfetta comunione mostrata con il suo successore, oltre agli eventi degli ultimi 12 mesi non hanno convinto che al timone della barca c'è qualcuno che sa sempre quello che fa, insomma se, allora è giusto farsi delle domande. 

Però le domande si fanno a qualcuno e non al vento, quasi fossero fulmini minacciosi scagliati per provocar tempesta. E visto che abbiamo la fortuna di avere ancora vivo e vegeto, e a quanto mi risulta anche parlante e lucido, il soggetto ultimo di tanta ansiosa indagine, l'azione più corretta era cercare di aver da lui delle risposte. È quello che ha fatto Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa, che invece di rimestare malmostose inquietudini ha scritto all'emerito una letterina, inviata via mail il 16 febbraio, con precisi interrogativi. 

È ciò che distingue un giornalista da un romanziere: porre domande a chi può spiegare, andare alla fonte invece di raccogliere acqua melmosa. Così, grazie a questa audace ed elementare azione investigativa sappiamo cosa pensa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, Pontefice emerito della Santa Romana Cattolica Chiesa. "Non c'è il minimo dubbio circa la validità delle mia rinuncia al ministero petrino" e "le speculazioni" in proposito "sono semplicemente assurde". Tradotto, per chi ancora non afferra il concetto, non c'è stata nessuna pressione, nessuna costrizione, nessun complotto, le dimissioni di Benedetto sono un atto libero compiuto in coscienza (che poi è in sintesi quanto più volte dichiarato dallo stesso nel periodo drammatico che va dall'11 al 28 febbraio 2014). Inoltre sappiamo che si veste di bianco per motivi pratici. "Nel momento della rinuncia non c'erano a disposizione altri vestiti". E informa che porta l'abito candido in modo chiaramente differente da Francesco (senza pellegrina e senza fascia).

Infine Benedetto ha confermato quanto confidato per iscritto al teologo Hans Kung, vale a dire che è "grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un'amicizia di cuore a Papa Francesco" e che oggi vede come suo unico e ultimo compito "sostenere il suo Pontificato nella preghiera". In pratica ha difeso l'amico Kung dall'accusa, circolata, di essere un bugiardo. La missiva è arrivata il 18 febbraio, chiosata dalla speranza di aver risposto "in modo chiaro e sufficiente" alle domande poste. Posso dire con certezza che nulla è stato omesso di quanto scritto dal pontefice emerito a parte l'indirizzo di Tornielli (comprensibile privacy) e i numeri 1) 2) 3) con cui il vecchio professore ha articolato le sue risposte ad altrettanti interrogativi. Chiaro, limpido, definitivo. 


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COMMENTI
27/02/2014 - risposta? (alberto tondina)

quali parole? quelle riportate tra virgolette da Tornielli non spostano nessun problema, salvo straconfermare (e questo Socci MAI l'ha messo in dubbio) che quello di B XVI sia un atto libero e voluto dalla Provvidenza per il bene della Chiesa... quella sui vestiti è una battuta, molto "sacri palazzi", e quasi gesuitica... ma non è certo una risposta. Viva Cristo re! Viva Papa Francesco. Viva BXVI